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Dizionario dei mieli nomadi
Edizioni Corraini, Mantova, 2008
Anche le api vanno slow. Pazientemente aspettano tutto
l’anno le brevi, stagionali fioriture degli alberi e
delle piante – poiché, non dimentichiamolo, non è l’ape
che fa il miele, ma il fiore - e ci danno una lezione
importante sull’attesa (laboriosa) e sulla buona
amministrazione del tempo (della vita) e dello spazio
(da abitare).
A
suggerirci nuovi spunti di riflessione sull’affascinante
mondo delle api è il Dizionario dei mieli nomadi,
presentato giovedì 5 febbraio a La Feltrinelli Libri e
Musica di Napoli da Andrea Paternoster, apicoltore e
autore del volume – assieme a Luigi Manias, Daniele Savi
e Lucia Piana - e da Pino Mandarano, fiduciario della
Condotta Slow Food Napoli.
Il libro, simpaticamente illustrato dalla giovane
artista giapponese Yocci (Yoshiko Noda), in maniera
originale ed insolita ci racconta “dalla A alla Z”,
attraverso la descrizione di 19 tipi di miele, la nobile
arte dell’apicoltura.
Ricco di curiosità, citazioni letterarie, ricette ed
idee di degustazione - poliedrico esito dei diversi
percorsi culturali e professionali dei quattro autori -
il Dizionario è anche un progetto aperto che potrà
essere integrato con nuove voci e contributi dei
lettori.
La riflessione più triste e “profetica” è, tuttavia,
ispirata dal possibile duplice livello di lettura del
titolo: l’apicoltura “nomade” è da sempre praticata per
ottenere mieli mono-origine da singole e rare fioriture,
ma potrebbe anche essere metafora del timore di dover
essere costretti a migrare altrove per produrre il
delizioso nettare, per sfuggire ai letali effetti dei
pesticidi - in particolare quelli contenenti
neonicotinoidi - sui preziosi insetti.
E’ questo un doloroso segnale dell’incrinarsi del
rapporto di solidarietà da millenni instauratosi tra
uomo e ape, di quello che in fondo poteva definirsi fino
a qualche tempo fa un mutuo scambio. Forse non tutti
sanno, infatti, che della totalità del miele prodotto da
un alveare solo una piccola percentuale (circa il 10%)
viene sottratta alle api: quel surplus, rispetto ai
bisogni della comunità, determinato proprio dalle
condizioni favorevoli create dall’arte sapiente
dell’apicoltore.
Oggi questo rapporto non può più considerarsi così
armonioso.
Nel corso della presentazione Pino Mandarano ha
ricordato l’impegno di Slow Food per la difesa del miele
- uno dei prodotti che maggiormente racconta un
territorio, e lo racconta in una determinata stagione -
anche attraverso lo strumento dei presìdi. Oltre a
quello italiano dei “mieli d’alta montagna”, in
collaborazione con la Fondazione Slow Food per la
Biodiversità Onlus, nel 2006 sono stati creati due
presìdi in Etiopia, a tutela del “miele del vulcano di
Wenchi” e del “miele bianco di Wukro”, e si sta
lavorando per migliorare la qualità dei prodotti e il
tenore di vita delle piccole comunità, supportandole
nell’organizzazione e nella commercializzazione delle
produzioni.
Mariangela Capodiferro
09/02/2009 |