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Caseificio “La Fenice”
Campania “Phoenix”, una mozzarella ci salverà
Via Vadopiano, 5
Presenzano (CE)
tel. 0823 / 989318
Vino al metanolo, polli all’aviaria, pesce al mercurio,
frutti di mare pericolosissimi, morbo della mucca pazza
e mozzarella alla diossina. Il tutto in una terra
sommersa da montagne di rifiuti e roghi di sostanze
tossiche. No, non è il soggetto di un ipotetico sequel
di “Independence day” ma l’idea che un marziano arrivato
sulla Terra si farebbe della Campania leggendo i titoli
dei giornali degli ultimi anni. Eppure, se vi capita di
incontrare Nando Cozzolino, mente e cuore del caseificio
“La fenice”, vi accorgete che forse qualcosa in questa
informazione non va.
Tra Napoli e Caserta, in un territorio martirizzato
dall’opinione pubblica ma storicamente noto come la
Campania Felix, sorge un’azienda dove il connubio tra
materie prime e lavorazione artigianale trasforma un
prodotto semplice e diffusissimo di queste terre in un
virtuoso esempio di eccellenza. “Facendo produzione con
l’uso di macchinari industriali” -dice Cozzolino -“non
riuscivo a sentire il prodotto, mentre chi fa
alimentazione deve amare il prodotto più che il denaro”.
Perché di mozzarelle ne fanno in tanti, ma tra questi
c’è chi si interroga quotidianamente sulla qualità. Una
qualità non fatta di congegni elettronici, bensì di
osservazione, manualità, e prima ancora di cura e di
alimentazione di quelle bufale che produrranno il latte,
tabula rasa su cui imprimere l’arte della mozzarella.
Sono semplici ma efficaci le parole di un artigiano
della mozzarella. E sanno di terra e di allevamento,
valori che da circa venti anni ha deciso di fare suoi.
La produzione di Nando Cozzolino non supera i 300kg. al
giorno, sebbene basterebbe far condurre alle sue mucche
un’alimentazione “spinta”, tale da aumentare la
produzione di latte: ne comprometterebbe la qualità,
certo, ma investendo in comunicazione otterrebbe
guadagni vertiginosi. Per lui, però, la sfida è
abbassare il più possibile il livello di colesterolo,
fare allevamento in un habitat ottimale, offrire il
prodotto solo ad un pubblico cosciente e, pur
trattandosi di eccellenza, mantenere il prezzo agli
standard di mercato. Tutto questo non sembra decisamente
far parte dei linguaggi attuali dell’imprenditoria.
Gustando l’aversana (mozzarella di 500g.) de “La
fenice”, tuttavia, ogni domanda diventa superflua e
improvvisamente appare chiaro cosa realmente faccia la
differenza.
Ciò nonostante, il dubbio resta. Com’è possibile
produrre un’eccellenza nonostante l’odierna situazione
di queste terre? “Nonostante?” –risponde con un sorriso
Cozzolino- “Il 40% della dieta animale viene dai foraggi
e l’altissima qualità di questi è possibile solo qui, in
un territorio tanto fertile e nelle condizioni
climatiche della Campania!”. Che strano.
Convinti di indagare a che punto è la crisi del settore
della mozzarella di bufala campana “nell’anno XV
dell’era rifiuti” ci accorgiamo che, come una fenice, o
grazie ad essa, questo lembo di terra ha bisogno
semplicemente solo della sua ricchezza per risorgere
dalle ceneri in cui la riducono gli improvvidi “vesuvii”.
Antonio Puzzi
05/02/2009 |