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Area di
produzione:
Monti
Lattari, nella penisola sorrentina (provincia di Napoli)
Il monaco
è un caciocavallo senza la testina. Lo chiamano provolone per un
collegamento con l’antica tradizione casearia del Casertano
(luogo di origine del provolone). Il provolone del monaco del
Presidio è realizzato con solo latte di vacche agerolesi, una
razza bovina quasi scomparsa, che oggi, molto lentamente, si sta
recuperando. Gli animali sono allevati quasi esclusivamente in
stalla, ma c’è ancora l’abitudine di andare “per foglie”, cioè
di procurare gran parte dell’alimentazione raccogliendo le erbe,
il frascame e la vegetazione spontanea che cresce su questi
monti. Il latte crudo di una singola mungitura è coagulato con
caglio di capretto. Poi si procede alla rottura della massa sino
alla dimensione di chicchi di grano. A questo punto c’è chi
lascia sedimentare la cagliata sul fondo estraendo il siero, chi
la colloca in un tino di legno, chi la lavora ancora immersa nel
siero. Tutti, in ogni modo, procedono alla sua scottatura con
siero o acqua molto calda. Dopo la scottatura si raccoglie la
pasta in un telo, si lascia maturare, si affetta e si bagna con
acqua a 90-95C. L’operazione di filatura è faticosa e lunga: in
certe fasi richiede addirittura l’intervento di due persone che
tirano e attorcigliano la cagliata come fosse una corda. Quando
la pasta tiene, le si dà la forma: di pera o di cilindro. In
ultimo i formaggi vanno in salamoia, poi asciugano e inizia la
stagionatura. Dopo quattro o sei mesi è pronto: ma raggiunge
anche 15, 18 mesi.
Responsabile Slow Food del Presidio
Rita
Abagnale
tel. +39
081 8710157 +39 3339 1298903
carmelarita.abagnale@email.it
Referente
dei produttori del Presidio
Gennaro
Fusco
tel. +39
081 8791339 +39 338 3493584
fiordagerola@libero.it
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