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la campania dei presìdi, itinerario tra prelibatezze
della gola e racconti d’identità tra campania e
basilicata
Le
schede
Campania:
ALICI DI MENAICA
La pesca delle alici di menaica è antichissima ma
sopravvive ora solo grazie a sparuti gruppi di pescatori
che escono in mare la notte con barca e rete, entrambe
definite menaica. Una volta al porto essi lavorano le
alici immediatamente, lavandole in salamoia e
disponendole in vasetti di terracotta alternate da
strati di sale per farle maturare per almeno tre mesi.
CACIORICOTTA DEL CILENTO
Il Cilento è terra di capre. Il cacioricotta è un
formaggio caprino che coagula il latte in parte secondo
le tecniche del formaggio e in parte secondo quelle
della ricotta.
CARCIOFO BIANCO DI PERTOSA
Negli anni venti del ‘900 era un ortaggio pregiato,
mentre oggi è quasi scomparso. La sua caratteristica
principale è la possibilità di consumarlo crudo grazie
alla sua tenerezza.
CARCIOFO VIOLETTO DI CASTELLAMARE
Conosciuto anche come carciofo di Schito.
Tradizionalmente la prima infiorescenza è ricoperta con
coppette di terracotta che proteggono il carciofo e lo
rendono particolarmente tenero e chiaro.
COLATURA TRADIZIONALE DI ALICI DI CETARA
La colatura di alici è il liquido ambrato che si ottiene
lasciando maturare le alici sotto sale pescate nel golfo
di Salerno nel periodo primaverile.
CONCIATO ROMANO
Si tratta, forse, del più antico formaggio italiano,
risalente addirittura alla civiltà sannitica. Dopo
essere pressate con le mani, salate e asciugate, le
formette sono “conciate”.
CONIGLIO DA FOSSA DI ISCHIA
Si chiama così perché è allevato in fosse scavate nel
terreno dalle quali si diramano cunicoli scavati dai
conigli stessi. Era il piatto della festa per
eccellenza.
PAPACCELLA NAPOLETANA
La papaccella è un peperone dolcissimo di calibro
piccolo, tondo e costoluto, di uno sgargiante colore
(giallo, rosso o verde) e dalla buccia molto spessa. La
Regione Campania ha recuperato il germoplasma e in un
campo sperimentale si stanno riproducendo i semi
originari che saranno, poi, forniti ai produttori.
POMODORINO DEL PIENNOLO DEL VESUVIO
I
pomodorini del piennolo sono così definiti per il loro
caratteristico allevamento a grappolo. Sono piccoli e, a
una delle estremità, presentano un pizzo.
POMODORO SAN MARZANO
Il san marzano autentico è oggi diventato un prodotto
raro, perché difficile da coltivare e da lavorare.
Quando è ben maturo, dai campi salgono profumi
straordinari di erba sfalciata e di spezie.
PROVOLONE DEL MONACO DI VACCA AGEROLESE
Il monaco è un caciocavallo senza la testina. Si produce
esclusivamente sui monti Lattari e con il solo latte di
vacca agerolese.
SOPPRESSATA DI GIOI
Nota sin dal 1835, si ricava soltanto dalle parti nobili
del suino, accuratamente mondate di tutte le cartilagini
e dei nervetti. La carne è sminuzzata a punta di
coltello, condita con sale e pepe e, successivamente,
insaccata nel budello naturale, inserendo al centro un
filetto di lardo.
Basilicata:
CACIOCAVALLO PODOLICO DELLA BASILICATA
Il caciocavallo podolico nasce dalla tecnica di
conservazione dei latticini detta a pasta filata. Si
produce con una rara razza autoctona, la podolica, e si
presta a stagionature prolungate.
MELANZANA ROSSA DI ROTONDA
Giunta a Rotonda alla fine dell’800, è piccola e
tondeggiante come una mela, di colore arancio intenso e
con sfumature verdi e rossastre. La polpa è carnosa e
non annerisce neppure a diverse ore dal taglio.
OLIVA INFORNATA DI FERRANDINA
Le prime testimonianze risalgono al 1700: la lavorazione
prevede prima una scottatura e, poi, una salagione a
secco per finire con l’infornata a circa 50°C. In questo
modo si accentua la sapidità della cultivar autoctona di
majatica.
PEZZENTE DELLA MONTAGNA MATERANA
Il nome è un forte richiamo delle origini contadine di
questa salsiccia composta esclusivamente da carni
povere, miscelate con polvere di peperone piccante e
dolce, finocchio selvatico, aglio fresco tritato e sale
marino.
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