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Mangiare locale è il futuro strategico. Per non perdere
il filo, la sinossi dell’incontro “Le opportunità
offerte dal nuovo progetto dei Presìdi”
Giovedì
19 febbraio presso la Camera di Commercio di Napoli si è
tenuto l’incontro organizzato da Slow Food Campania per
presentare le opportunità offerte dal nuovo progetto dei
Presìdi. Il convegno è stato moderato dal giornalista
Ciro Cenatiempo che, ricordando la nascita del progetto
dei Presìdi risalente a dieci anni fa, ha voluto
esordire affermando che all’attuale scenario di crisi ne
va contrapposto necessariamente uno «di strategie, per
mettere in connessione i vari soggetti attraverso
progetti concreti, come quello dei Presìdi Slow Food, i
quali sono riusciti a formare una cultura del cibo come
identità. Con l’istituzione dei Presìdi, per evitare che
sparissero prodotti e produttori li abbiamo mangiati!»
Il
presidente di Slow Food Campania, Gaetano Pascale, ha
indicato con fermezza quelli che ritiene debbano essere
i punti fermi per il rafforzamento dell’agricoltura
della Regione: qualità, ecosostenibilità e
territorialità. «Per Slow Food l’obiettivo non è ridurre
i costi di produzione ma aumentare il valore della
stessa, considerando la sostenibilità ambientale un
vincolo imprescindibile e la territorialità un valore
positivo e forte a sostegno di un eventuale aumento di
produttività».
Francesca Baldereschi, membro dell’Ufficio Presìdi Slow
Food Italia, illustra quella che si può definire la
seconda fase del progetto dei Presìdi. Dalle sue parole
emerge, infatti, che «oggi essi esistono e funzionano,
ma devono essere comunicati all’esterno: bisogna fare
rete coinvolgendo altri soggetti quali, per esempio, i
ristoratori italiani, che sono stati tra i primi a
sperimentare i prodotti dei Presìdi e i possibili
accostamenti. Slow Food cercherà di coinvolgerli sempre
più, affinché inseriscano almeno tre prodotti nei loro
menu e, soprattutto, perché si impegnino a parlare con i
loro clienti per far conoscere l’eccezionalità dei
Presìdi. È necessario unire le realtà del territorio per
costruire una strategia dei Presìdi a reale supporto dei
produttori».
È
dello stesso avviso Vito Trotta, Fiduciario Slow Food
Campi Flegrei e Responsabile Presìdi Campania e
Basilicata, che afferma: «Oggi è necessario che si
attivino molti più soggetti sul territorio e che alcuni
Presìdi siano rafforzati con un maggior numero di
produttori. Il ruolo attivo dei fiduciari e delle
condotte deve contraddistinguere la nuova fase del
progetto. I Presìdi insistono non solo su aree marginali
ma anche a ridosso delle aree metropolitane e sono
oggetto, pertanto, di sollecitazioni negative, sebbene
ciò debba spingerci a comunicare il messaggio che si può
fare anche un altro tipo di agricoltura».
Anche
Italo Santangelo, dirigente del Se.S.I.R.C.A. - Regione
Campania, concorda sull’importanza strategica della
qualità certificata. Santangelo illustra alcune delle
iniziative portate avanti dalla Regione per supportare i
prodotti locali (marchio “Sapori di Campania”,
Regolamento sulle biodiversità) e annuncia la prossima
costituzione di un tavolo di intesa regionale con la
presenza di buona parte dei diciannove organismi di
controllo e certificazione del sistema agroalimentare.
«è importante individuare delle possibili interazioni
affinché rimangano tracce di queste discussioni.
Mettiamo a fuoco le priorità e il percorso da seguire
insieme». Santangelo conclude il suo intervento
confermando la volontà della Regione Campania di
collaborare attivamente con Slow Food.
Il
dialogo coi produttori, gli accademici e i cuochi viene
aperto, poi, da Giovanni Marino, titolare dell’azienda
agricola Casa Barone (Presidio del Pomodorino del
Piennolo del Vesuvio) il quale afferma: «I
cittadini-consumatori vedono nel Presidio la garanzia di
un’eccellenza; pertanto, è compito dei produttori
mantenere le promesse e migliorare la produttività».
Marino chiede, inoltre, per i responsabili dei Presìdi
Slow Food un ruolo più attivo e un maggiore
coinvolgimento nella vita dell’associazione, anche al
fine di evitare che qualcuno veda Slow Food solo in
un’ottica utilitaristica.
Carmela
Rita Abagnale, Governatore Slow Food Campania e
Fiduciaria Slow Food Penisola Sorrentina risponde
ricordando i risultati ottenuti in questi dieci anni per
sostenere i Presìdi e affermando che «con l’istituzione
del marchio dei Presìdi è necessario creare delle
attività di controllo affinché questa macchina messa in
moto possa funzionare correttamente, evitando le
tentazioni che potrebbero essere sollecitate dalla forte
domanda dei prodotti». Rita conclude, poi, auspicando
che questi prodotti eccellenti abbiano il giusto
riconoscimento economico per gratificare i produttori ed
essere di incentivo per i giovani imprenditori agricoli.
Per
Claudio Chinali, chef del Ristorante Villa del Quar (Pedemonte
– Verona) «manca una cultura alimentare diffusa tra i
giovani; deve passare il messaggio che in Italia il
territorio consente la produzione di prodotti
eccellenti. È anche importante, poi, aumentare il numero
di produttori per consentire ai ristoratori di
rispondere alle richieste dei clienti».
Non è dello stesso parere Silvia D’Ambra (Presidio Slow
Food Coniglio da fossa di Ischia), la quale sottolinea
che «pretendere di avere sempre disponibili i prodotti
dei Presìdi significa assecondare i diseducati. Bisogna,
invece, guidare i giovani a essere più attenti, a
comprendere concetti come la stagionalità, a ricordare
che un tempo cibi come la carne di coniglio venivano
consumati solo una volta alla settimana». Per Luigi Di
Maria, editore campano, «la distanza non è tra i
relatori di questo convegno e i produttori, ma tra noi
qui presenti e la gente non sensibilizzata. Noi dobbiamo
essere il veicolo per far conoscere queste eccellenze».
Nicola
Sorbo, Fiduciario Slow Food Condotta Volturno,
ricordando la frase di Pasolini, «il futuro è nella
tradizione» sollecita a pensare al nuovo con agire
maturo e consapevole. «Per fortuna non siamo gli unici a
portare avanti certe battaglie come quella del valore
culturale del cibo, dell’educazione alimentare ma la
nostra associazione non è né un Ente di certificazione
né di promozione. Sarebbe interessante se la Regione
Campania facesse rete con i progetti legati ai Fondi
Strutturali Europei».
Erasmo
Timoteo, Fiduciario Slow Food Condotta Benevento, dopo
aver analizzato le produzioni tipiche del territorio di
Benevento, propone la candidatura della “salsiccia rossa
di Castelpoto” e del “caciocavallo di Castelfranco” a
Presìdi Slow Food.
Per
Giustino Catalano, Fiduciario Slow Food Condotta Valle
Caudina “Libero Masi”, «il giusto deve essere non un
punto di partenza ma la fine di un percorso; i Presìdi
sono uno strumento geniale, sta a noi comunicarli al
grande pubblico per ridurre il gap. Oggi c’è grande
attenzione verso la provenienza dei prodotti e lo ha
capito anche McDonald’s».
Grande
importanza all’educazione, soprattutto dei giovani,
viene sostenuta anche da Patrizia Della Monica,
Fiduciario Slow Food Condotta dei Picentini, che
richiede il presidio anche per la “pera pericina”. Non
tarda ad arrivare la risposta di Gaetano Pascale alle
sollecitazioni emerse: «Occorre chiarezza con i
produttori che sono parte attiva dell’associazione, e
devono impegnarsi per tutti i progetti portati avanti da
Slow Food. Prima del marchio, prima del disciplinare,
c’è l’acquisizione di una coscienza ecologica da parte
dei produttori. È necessario spiegare ai clienti che non
tutti i prodotti sono sempre disponibili, e alla domanda
se l’eccellenza è democratica bisogna rispondere
invitando i consumatori ad acquistare questi prodotti, e
a scoprire che non è affatto vero che sono più costosi».
Le
conclusioni del dibattito sono affidate a Piero Sardo,
Presidente Fondazione Slow Food per la Biodiversità.
“Gli interventi dimostrano la vitalità straordinaria di
questa regione. Dieci anni fa sembrava di attraversare
un deserto: i produttori c’erano, ma non c’era
conoscenza e consapevolezza da parte della gente. Non si
sapeva cosa fosse il concetto di tipico. Il progetto dei
Presìdi è partito senza un programma preciso: l’intento
era di opporsi alla globalizzazione che stava
cancellando la biodiversità. Il meccanismo si è messo in
moto, ma poi c’è stato un dibattito forte anche
all’interno dell’Associazione tra chi sosteneva che era
stato dato un input culturale e non fosse indispensabile
continuare quella battaglia e chi sosteneva che non si
poteva abbandonare il progetto perché ciò avrebbe
significato fare un torto ai consumatori e lasciare la
strada aperta agli speculatori.
La
stessa diatriba si è aperta anche sull’idea di creare un
marchio giungendo, infine, alla decisione di dare un
logo nuovo ad un nome antico. Il marchio dei Presìdi non
è un’operazione di marketing ma di difesa della verità,
di riconoscimento dei produttori come avanguardie di
Slow Food. I Presìdi sono un simbolo di
quest’associazione, il simbolo di un’operazione
culturale, non un semplice bouquet di eccellenze. Sono
del parere che oggi abbiamo una nuova sfida davanti: la
salvaguardia dei piccoli centri, dove nemmeno un uovo è
locale e non si coltiva più nulla. Si dovrebbe lanciare
una giornata mondiale del “mangiare locale”, che
significa soprattutto conoscere la provenienza dei
prodotti. I Presìdi Slow Food sono una certezza di
territorialità, quindi possono agire da traino. Mangiare
locale è il futuro strategico di tutti noi».
Mariangela Capodiferro
19/02/2009 |