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Le considerazioni di Luciano Pignataro
(fonte: www.lucianopignataro.it”)


Per molti non si tratta di una novità, almeno per i frequentatori della rete vista l'anticipazione di Franco Ziliani poi ripresa da Antonio Tomacelli. Ma per chi mi conosce è ancora meno, un matrimonio, un bacio, a lungo rinviato perché impegnativo.

Ed è questo il piano di lavoro su cui si dovrà scrivere un nuovo capitolo. Complice la crisi, la stanchezza che sempre segue i momenti di euforia, l'Italia si riscopre all'inizio di un circolo vichiano, quasi una ripartenza. E il ragionamento deve partire necessariamente dall'ambiente, dall'agricoltura perché non vi può essere verità commerciale senza autenticazione rurale, le scorciatoie delle favolette inventate di cui si riempivano platinate brochure ora servono a poco, il valore di una bottiglia si misura solo con la sua capacità di essere fino in fondo un progetto di vita di chi la pensa. Non è un discorso etico, ma pratico, ché altro modo di salvare la viticoltura nel nostro paese, soprattutto dopo un anno dove le uve sono arrivate a 10 centesimi in Puglia, non riesco proprio a vederlo.

C'è un momento per tutte le cose, non significa però passare dal torto alla ragione, quel mondo di lustrini è pur servito a qualcosa, persino gli annunci di vip che sbarcavano con l'elicottero a Montalcino e di ritrovamenti di radici sicule, oggi fanno ridere come Mussolini con le mani ai fianchi a Piazza Venezia, hanno avuto una loro ragione storica.

Con Slow Food il rapporto è lungo, lunghissimo. Iniziò una fredda mattina di gennaio 1988 a Marina di Pisciotta con un pranzo a base di alici in trattoria insieme a Vito Puglia, uno dei fondatori Arcigola. Nel corso degli anni ho sempre seguito le attività con passione e ho aspettato con pazienza che certi nubi passassero, ho fatto parte della giuria del Premio Internazionale per molte edizioni e stavo a Positano quando Carlo Petrini lanciò l'idea dei Presìdi nel 1998 passando dalla semplice buona tavola alla necessità di salvaguardare i prodotti. Ed ero a Riva quando Petrini fece la sua prima apparizione in pubblico dopo il difficile periodo di malattia.

 In questi anni si sono ramificate in Italia molte altre organizzazioni, ma nessuna con la visione d'insieme di Slow Food che pone al centro della sua azione un modo diverso di realizzare il reddito agricolo nell'era della globalizzazione ove tutto si pialla e tutto muore senza lasciare traccia. Per semplificare, tutte sono ferme alla promozione commerciale, Slow punta al problema del sapere e della produzione, temi desueti ma assolutamente consuetudinari per la mia generazione perché è qui che si pone il problema del potere reale di cambiare le cose. Il resto è scalata politica e professionale dell'individuo.

Come ho già avuto modo di scrivere, il nodo fondamentale e discriminatorio per il futuro è la questione dell'uso della risorsa ambientale. La visione di destra è predatoria, pastorale: tutto va usato subito, poi si vedrà. Quella di sinistra è razionale, agricola, programmatoria. Per questo spesso la sinistra appare conservatrice e la destra innovativa. La confusione di questi anni è che la sinistra pensa che il consenso del centro si conquisti facendo la destra. Sicché oggi è difficile fare distinzioni se guardiamo al circo delle forze politiche sparse nei noiosi e rissosi salottini tv pagati da tutti noi. Senza farla lunga, è il momento di ritrovarsi sulle cose pratiche, come il Parco del Cilento che non ha un piano abbattimenti di abusi, le navi dei veleni nel mare di Calabria, eccetera. Da questo bisogno nasce la necessità di relazionarsi ad una rete collettiva collaudata e lo spunto è sicuramente offerto dalla nuova Guida dei Vini che sarà assolutamente nuova rispetto al passato.

 Ma, come si evince dal comunicato, non sarà solo questo. Questo nuovo modo di difendere la biodiversità nel settore vitivinicolo e sostenere chi ne fa una ragione di vita sarà molto selettivo ma al tempo stesso non escluderà nessuno a priori, ne persone e né associazioni, così come non ci sarà alcuna discriminazione tra famoso e sconosciuto, grande e piccolo: questo deve essere ben chiaro.

Noi visiteremo tutte le aziende, lo faremo con tecnici di terra e di cantina, non basterà saper tenere bene le relazioni per entrare nel circuito virtuoso. La credibilità del progetto di lavoro dipende da questo, dalla nostra autonomia. Abbiamo una grande voglia di riaprire un ragionamento collettivo ed è per questo che convocheremo l'assemblea dei produttori campani all'inizio del nuovo anno per presentare la nuova guida e tutte le altre iniziative legate al vino.

Voglio chiudere questa inconsueta parentesi autobiografica ringraziando Slow Food per la determinazione con cui ha posto la questione del mio passaggio e per le belle parole spese da Giancarlo Gariglio e da Nino Pascale.

Di solito quando si lascia qualcuno o qualcosa si cede al bisogno autogiustificativo e liberatorio di colpevolizzare il passato. Io non posso farlo, approfitto invece per ringraziare di cuore i curatori della Guida Vini Buoni d'Italia del Touring per come ho potuto lavorare in questi tre anni: Mario Busso e Luigi Cremona, con i quali resta un rapporto profondo di amicizia, mi hanno dato sempre la possibilità di esprimermi in modo sereno e tranquillo. Il gruppo di lavoro Touring è fatto da grandi professionisti e molti amici con i quali avremo modo di incrociarci in continuazione.

A loro tutti auguro il meglio per il futuro.

Luciano Pignataro

fonte: www.lucianopignataro.it



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