«Si sta portando il malato in pasticceria, ma lui mangiando dolci va sempre più verso il suo ineluttabile futuro». Sono queste le parole con cui Carlo Petrini, aprendo il suo discorso alla I Assemblea nazionale delle Condotte, descrive la crisi mondiale. Anzi, quelle che secondo la sua interpretazione sono le tre crisi: energetica, ambientale, economica.
«Il 10 dicembre 1989 con la firma del Manifesto a Parigi volevamo sdoganare i cuochi dall’essere al servizio delle classi elitarie. Nel 1994, a Terrasini definimmo la nostra vocazione all’internazionalità. Nel 1998 iniziammo a diventare un’associazione ecogastronomica dando vita al progetto dei Presìdi. Nel 2004 è arrivata, poi, Terra Madre, una rete impressionante che si diffonde in maniera autonoma, senza coordinamento. Nei Sud del mondo sta nascendo Slow Food grazie a Terra Madre e nel Nord avviene il contrario». Poche tappe e poche parole per indicare una storia, quella di ogni membro dell’Associazione. Carlo Petrini parla attraverso la memoria ma senza ancorarsi al passato. È per questo che dalle radici del Movimento trae nuova linfa per le sfide future, quelle che, a suo avviso, possono fornire la risposta per uscire dalla crisi: necessità di rafforzare lo scambio, commercio libero equo e solidale, difesa dei prodotti del nostro territorio. È una risposta che non parte dalla finanza creativa ma dall’economia reale e da una visione olistica del mondo, concreta, fatta di terra e di uomini, per la quale è necessario non avere più a cuore solo i prodotti che conquistano il mercato, ma tutto ciò che appartiene alla filosofia di Slow Food: «Bisogna aprirsi non solo ai musicisti come è già avvenuto lo scorso anno, ma ai poeti, agli artisti, alle lingue ancestrali, perché la nuova rivoluzione economica ci permette e ci invita a fare rumore dal locale» e annuncia: «Proprio per questo motivo, ogni anno, a partire da questo in cui ricorre il ventennale dalla nascita di Slow Food il 10 dicembre porteremo nel mondo la giornata della sovranità alimentare, una Terra Madre diffusa a livello locale, aperta a tutti coloro che vivono e operano sul territorio».
Petrini conferma, poi, anche le parole di Burdese ricordando come Slow Food e Terra Madre siano l’unica via per far coincidere due anime e due vocazioni: «Il piacere non è antagonista dell’impegno e l’impegno non può mai privarci del piacere» e, da questa consapevolezza, coglie l’occasione per ricordare che essere verticali significa necessariamente non essere mai proni, in quanto l’autonomia del movimento è il bene più prezioso. «Non possiamo non sposare la biodiversità del nostro movimento: teniamo sempre le porte aperte, anche ai soci che non s’impegnano. Rafforziamo l’intergenerazionalità, perché le società contadine stavano in piedi combinando la saggezza degli anziani con l’entusiasmo dei giovani».
Nel chiudere il suo discorso, poi, Carlo Petrini ribadisce che la radice di Slow Food è Slow Food Italia, che necessita così di continua freschezza perché, come sosteneva Victor Hugo: «Niente nasce senza radici». A un forte riconoscimento, però, il Presidente internazionale fa corrispondere un altrettanto arduo compito, sottolineato e amplificato dalla sua caratteristica veemenza: «È il momento che vi organizziate. Lasciate pure che il mondo sia disorganizzato, va bene così!»
Antonio Puzzi
23/03/2009

