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Conoscendo le comunità del cibo della Campania

Irpinia, Terra di lavoro, terra di canti (quarta parte- fine)

 

il vaccaro

 

Le stesse caratteristiche e gli stessi difetti del pastore di pecore erano attribuite al pastore di mucche, al “vaccaro”. Anche quest’ultimo passava gran parte della sua esistenza a spostarsi dagli altipiani irpini al tavoliere delle Puglie percorrendo, su è giù, gli antichi tratturi e i “carrari”12 alla ricerca di pascoli freschi. Anche il vaccaro veniva deriso e schernito nei canti. A lui si attribuiva, al massimo, la conoscenza delle vitelline, a cui lui stesso aveva dato un nome e che, ogni sera, prima della mungitura, doveva contare e raccogliere in un unico spiazzo recintato. E, come già il pastore delle pecore, il vaccaro scambia la figlia del padrone per una vitella. Questo canto, riportato da Vito Acocella nell’opera precedentemente citata, fornisce una rassegna dettagliata dei nomi che i vaccari irpini davano agli animali.

 

Mo’ s’accummènza la conta re re scingarèlle

la figlia re lu patròne eja la chiù bella.

Stillante, Cummartìna, Iancarella

Amalia, Bellavìta, Tummasella,

Fuggiàna, Maranghìna, Carusella,

Pettùra Zerafina, Signurella,

Vicenza, Bellaràma, Finistrella,

Fuìna, Aucellìna, Giardinella,

Ostranda, Castagnòla, Pazziarella,

Figliòla, Angiulina, Aitanella,

Viola, Margarita, Urfanella.

E’ fenùta la conta re re scingarèlle,

la figlia re lu patròne eja la chiù bella.13

 

A fotografare ancora meglio le situazioni di disagio, l’ironia, la protesta, legate al mondo del lavoro agricolo e della pastorizia in Irpinia e nell’intera area appenninica concorrono anche decine di strofe sparse in altri canti, proverbi, modi di dire. Tutti hanno alla base una radice comune: la povertà legata ad una terra non in grado di soddisfare le esigenze della famiglia, una terra improduttiva dove la semina, anche abbondante, non sempre garantiva il raccolto sperato, aprendo così un anno di privazioni e, qualche volta, di fame.

 

Chi la vole purtà la nova a mamma

‘nu sacco semmenàto trenta gregne.14

  

 

Salvatore Salvatore

Membro Piccola Tavola Condotta Baronia e Valle Ufita

 

Note:

12 larghe vie interpoderali

13 Adesso comincia la conta delle vitelline/, la figlia del massaro è la più bella//. Stillante, Commartina, Bianchetta/,Amalia, Bellavita, Tommasella/, Foggiana, Maranghìna, Signorella/, Vincenza, Bellaràma, Fenestrella/, Faìna, Uccellina, Giardinella/, Ostranda, Castagnòla, Giocherella/, Figlioletta, Angiolina/ Gaetanella/, Viola, Margherita, Orfanella//. E’ finita la conta delle vitelline/, la figlia del padrone è la più bella//.

14 Chi ha il coraggio di dirlo a mamma/ un ettaro seminato, trenta fastelli.


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