Roberto Burdese: «La nostra esperienza, la nostra visione, i nostri valori:
tutti all’interno del nostro progetto Vino»
È stato presentato ad Avellino il progetto editoriale di Slow Food legato al vino
È stato presentato oggi, venerdì 29 gennaio alle ore 15,00 ad Avellino, presso la prestigiosa sede della Direzione Generale della Banca della Campania, il progetto della nuova guida ai vini d’Italia messo in campo per il 2010 da Slow Food.
In un incontro moderato con sapiente maestria dal capoufficio stampa di Slow Food Campania, Sandro Tacinelli, sono intervenuti il Presidente Slow Food Italia, Roberto Burdese, il Presidente Slow Food Campania, Gaetano Pascale, il responsabile regionale del progetto Vino, Luciano Pignataro e, in rappresentanza di Slow Food Editore, Giancarlo Gariglio. Ad accogliere i circa 300 intervenuti è stato Lucio Napodano, nella duplice veste di fiduciario Slow Food Avellino e di Dirigente del Servizio Tecnico Sicurezza Immobili di Banca della Campania.
L’intervento introduttivo di Gaetano Pascale ha inteso sottolineare la vicinanza tra i produttori e il progetto Vino di Slow Food: «Non presentiamo la guida, presentiamo un percorso», ha detto Pascale ricordando come proprio il dialogo coi produttori sia «motivo di soddisfazione ma anche indice di responsabilità» e che sarà «la qualità dell’Associazione» a dare «forza a un progetto, non solo editoriale».
Giancarlo Gariglio ha, poi, voluto ripercorrere i passi che, dopo lo scioglimento della partnership con Gambero Rosso avvenuto a febbraio 2009, hanno portato all’idea della nascita di una nuova guida che - precisa subito - «forse non conterrà nel titolo la parola Guida». Forti dell’esperienza maturata nei 23 anni precedenti e delle tappe conseguite nell’ultimo anno con il portale “Slowine” e con la riproposizione della manifestazione “Vignierons d’Europe”, Gariglio ha ricordato come nella nuova pubblicazione Slow Food, pur non rinunciando ai giudizi sui vini e sulle aziende, «non assegnerà punteggi, in quanto si è rischiato in passato di rendere un totem la bottiglia, tenendo a distanza quanto fosse fuori dal bicchiere». Tra le anticipazioni del metodo di lavoro, Gariglio ha voluto sottolineare che «tutte le cantine indicate saranno visitate» e che «la visita dovrà essere un confronto necessario per arricchire il percorso progettuale e la pubblicazione». In merito ai contenuti, le uniche indiscrezioni offerte sono, invece, quelle che intendono allontanare le informazioni errate circolate negli scorsi mesi: «Non sarà una guida del biologico e del biodinamico, ma proverà ad offrire attenzione alle realtà aziendali a basso impatto ambientale».
A definire meglio la metodologia adoperata è intervenuto Luciano Pignataro: «Sbaglia chi vede e chi vive questa guida in modo concorrenziale: noi saremo un’altra cosa», ha detto il responsabile regionale Vino Slow Food. «Non sarà una questione ideologica a guidarci, bensì etica, alla ricerca della corrispondenza tra quanto dichiarato sulla carta e quanto portato in bottiglia» e, nel ripercorrere il suo rapporto con Slow Food, ha affermato: «Siamo in una fase in cui il rapporto tra la critica enologica e la produzione deve cambiare. L’agricoltura italiana proprio ieri vedeva il proprio Ministro mangiare un panino da McDonald’s: la situazione è preoccupante ed è, dunque, il momento di cambiare passo». Nell’anticipare alcuni dei nomi dei collaboratori che prenderanno parte al progetto per Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, Pignataro ha indicato Gaspare Pellecchia, Sara Marte, Marina Alaimo, Mauro Erro e Monica Piscitelli.
«La guida è solo uno strumento di un grande progetto Vino che rilanciamo nel mondo Slow Food e al quale appartengono i Master of Food e “Vignierons d’Europe”», ha detto Roberto Burdese, prendendo la parola al termine dell’incontro. «Obiettivo della pubblicazione non è quello di indirizzare il mercato enologico, ma di offrire indicazioni per una maggiore libertà del consumatore. La nostra esperienza, la nostra visione, i nostri valori, la nostra rete di contatti: vorremmo metterli tutti all’interno del nostro progetto Vino». Rivolgendosi direttamente ai produttori ha, poi, concluso: «Il “buono, pulito e giusto” non serve ad avere un maggiore punteggio in guida, ma a non fare deprezzare le vostre vigne. Noi non facciamo una guida che ispiri il mercato, ma voi non fate vini ispirati al mercato: dovete essere voi, non gli enologi, a scegliere il vino che volete».
Antonio Puzzi
Antonio Puzzi










