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Pizza alla Muffa, costruire una filiera di fiducia per
non avere paura
Mai come in questi giorni gli argomenti che
l’Associazione Slow Food Italia da tempo dibatte,
promuove e porta avanti con parsimonia, sono attuali
nella nostra Valle dell’Ufita. Purtroppo le notizie
della “pizza alla muffa” sono lo specchio della nostra
società, o meglio della sua parte peggiore che si
riconosce nel fast, nel globale e nel consumismo:
termini e abitudini di vita che ci porteranno ad un
impoverimento culturale, di società e comunità rurale.
I
ristoratori, i pizzaioli, gli osti che acquistano
prodotto scaduto a parer nostro si possono definire
“senza coscienza”. È giunta, dunque, l’ora di essere
tutti più consapevoli verso un cibo buono, pulito e
giusto ma soprattutto di imparare ad appropriarci dei
nostri tempi per le consuetudini alimentari quotidiane.
Bisogna prendersi il giusto tempo per fare la spesa,
leggere l’etichetta, scegliere i ristoranti, le
pizzerie, le osterie giuste, quelle che quotidianamente
costruiscono rapporti sul territorio, dialogano con gli
agricoltori, i macellai, gli allevatori, quei
ristoratori che hanno l’abitudine di andare
quotidianamente a fare la spesa al mercato o che girano
le aziende agricole di territorio e che, quindi, a loro
volta, si prendono il tempo giusto per spiegare ai
clienti la provenienza di un prodotto cucinato da loro.
Bisogna capire che il mito della globalità ci sta
trascinando verso una povertà economica e culturale. In
Valle Ufita e nella Baronia ci sono ristoratori attenti,
oltre che bravi e virtuosi. Ed è a loro che dobbiamo
rivolgerci (Slow Food pubblica annualmente Osterie
d’Italia, sussidiario del mangiarbere all’italiana). Una
volta incontrati, interroghiamoli sul cibo che hanno
cucinato, sulla loro provenienza, facciamoci dare
l’indirizzo delle aziende agricole, cerchiamo di
costruire un rapporto con l’oste.
La
Valle dell’Ufita e la Baronia sono uno scrigno di
prodotti agroalimentari eccellenti: pomodorino di
collina, pane a lievitazione naturale, aglio, patate,
legumi, ortaggi, salumi, formaggi, olio, vino, carne e
molto altro ancora. Si tratta, dunque, solo di costruire
la “rete”, un “patto”, un semplice quanto necessario
contatto per accorciare la distanza tra produttore e
consumatore e tra questi e il gastronomo. Si tratta di
capire e invertire il modo di pensare, partendo dal
presupposto che mangiare è un atto naturalmente agricolo
e che cucinare è uno squisito evento gastronomico.
Buon appetito a tutti e… vi aspettiamo in Valle Ufita e
Baronia!
Condotta Slow Food
Baronia e Valle Ufita
18/01/2009 |