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CHIUDE DOPO UN SECOLO
DI ATTIVITÀ L’AZIENDA “ARENATA A PATRIA”
Tramonto annunciato per
la tradizione Giuglianese
Rifiuti. Se ne parla
tanto, forse troppo ma, per pessima abitudine, ci si
ferma sempre a quel veicolato segnale d’allarme che
serve solo a distogliere dalle verità peggiori. Ci sono
tonnellate di rifiuti appena fuori dai nostri
urbanissimi centri abitati. E ci sono persone, poche in
verità, che hanno continuato, troppo spesso invano, a
sperare.
È la storia di Gennaro
D’Orta, erede di una tradizione che da circa cento anni
e tre generazioni affascina la sua famiglia:
l’allevamento di bufale. Nell’ultimo periodo, però, i D’Orta
sembravano degli svampiti Don Chisciotte contro i mulini
a vento. Perché? Perché le loro bufale erano allevate
tra Napoli e Pozzuoli, in quella zona una volta definita
Leirianum per la presenza di gigli ed oggi
semplicemente Lago Patria, un lago in cui nessuno
vorrebbe bagnarsi per il timore di contaminazione, un
fallimento di una tra le nostre migliori risorse
turistiche.
“Se avessimo scelto di
trasformare le nostre proprietà in aree su cui
edificare, probabilmente oggi saremmo ricchi. Non
abbiamo mai preteso di lucrare, abbiamo sempre tenuto in
piedi questo allevamento per passione, ma l’agricoltura
oggi non trova supporto da parte degli enti locali o
nazionali” –dice Gennaro, Dottore in Veterinaria,
Vicepresidente del Sindacato degli allevatori campani di
bufale. “La mia azienda non è la prima e certo non sarà
l’ultima a chiudere. Lo Stato non ha tempo e voglia di
occuparsi di una categoria ormai in estinzione da queste
parti”.
È un’amara verità
quella raccontata da D’Orta, ed è amaro anche il suo
pensiero che mai ha trovato un alleato nell’opinione
pubblica, nei comitati contro le discariche che vedevano
in lui, invece, il capro espiatorio della loro rabbia
per la percentuale di tumori in costante aumento. “Ci
dicono che i livelli di diossina riscontrati nel latte
sono superiori a quelli stabiliti dalla norma, eppure
c’è molta più diossina nel latte materno che non in
quello delle bufale. Ricordo che durante la battaglia di
Taverna del Re, i comitati criminalizzavano i contadini
che, nonostante la presenza di un megaimpianto a due
passi dalle loro proprietà, continuavano a coltivarli: i
contadini erano i criminali e non chi ha scelto quelle
aree per depositare rifiuti provenienti da tutta
Italia”.
La chiusura di “Arenata
a Patria” dovuta al crollo delle vendite è una sconfitta
non solo per i D’Orta, ma per un sistema che lascia
sempre più spazio all’instancabile distesa di cemento
armato, togliendo il fiato a chi vorrebbe continuare a
seguire l’antica vocazione agricola della Campania Felix.
(fonte: Monica
D’Ambrosio, AbbiAbbe del 15/11/2008)
Antonio
Puzzi Ufficio Stampa
Slow Food
Campania
10/12/2008 12.11.58 |