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L’impegno sociale di Erasmo Timoteo dal ’68 a Slow Food intervista di Maria Elena Napodano

 

Nel n. 4 di ”b magazine” rivista mensile sannita direta da Emilio Fabozzi, è stata pubblicata un’intervista ad Erasmo Timoteo fiduciario di Benevento, svolta da Maria Elena Napodano giornalista televisiva dal titolo “L’impegno sociale di Erasmo Timoteo dal ’68 a Slow Food” 

 

Quando è iniziato il tuo impegno nel sociale ?

E’ iniziato molto presto, tra i banchi della scuola. Ero al Liceo Scientifico Rummo quando nel ’68 arrivavano gli echi del movimento studentesco del maggio francese, le notizie delle lotte nelle università italiane e quando anche nelle scuole di Benevento si discuteva di una scuola migliore, di una società più giusta e democratica.

 

Ma poi, tutto si è assopito velocemente ?

No. Tutt’altro, perché anche sui posti di lavoro, nelle fabbriche erano iniziate delle rivendicazioni molto forti  sulle condizioni contrattuali e normative. Infatti proprio nel ’68 è stato conquistato “Lo statuto dei lavoratori” .

 

E quindi cosa è successo ?

 Una parte di questo movimento generalizzato si è dato una forma di organizzazione politica: Democrazia Proletaria di cui a Benevento sono stato il principale animatore. Questa aggregazione non ha tardato a conquistare un suo piccolo spazio nelle istituzioni: nel ’74 ha portato Giovanni Russo Spena al Consiglio Regionale della Campania e nel ’75 un gruppetto di parlamentari alla Camera dei Deputati.

 

Poi questa esperienza è finita ?

No, si è trasformata  contribuendo  alla nascita di Rifondazione Comunista agli inizi degli anni ’90.

 

Quando ti sei accorto della inadeguatezza dei partiti politici ?

Sul finire degli anno ’80 si verificarono una serie di fatti allarmanti: furono scoperti residui di pesticidi negli alimenti come il Temik nelle conserve di pomodoro, i diserbanti Atrazina e Molinate nelle falde acquifere. Questo andava a sommarsi alle indagini sui danni alla salute provocati dall’uso del DDT (Dicloro Difenil Tricloroetano) già vietato dal 1972 negli USA e dal 1978 in Italia.

 

Fu un pugno allo stomaco per chi, come me, proveniva da una famiglia contadina e svolgeva il proprio lavoro come dipendente dell’ Assessorato regionale all’Agricoltura. Mi sono reso conto che c’era bisogno di un movimento con una forte connotazione ambientalista; iniziò allora un impegno con un gruppo di aziende agricole per favorire lo sviluppo dell’agricoltura biologica con l’aiuto dell’associazione dei consumatori Agrisalus fondata da Gianni Cavinato. Purtroppo si è dovuto aspettare ancora degli anni per ottenere una normativa europea sull’agricoltura biologica e si è aspettato fino al 2006 quando sono stati banditi i pesticidi a lunga persistenza chiamati in gergo “La sporca dozzina” con la convenzione di Stoccolma.

 

Fai qualche esempio beneventano di società che prende in pugno le proprie sorti?

I partiti e le Istituzioni arrivano sempre dopo che la società ha maturato delle nuove esigenze e nuove acquisizioni, infatti  agli inizi degli anni ‘90 accadde a Benevento qualcosa di illuminante: stavano per partire le ruspe per spianare i reperti archeologici del quartiere artigianale di Cellarulo quando il Comitato Giù le Mani decise di promuovere una raccolta di firme. Fu un successo, in pochi giorni furono raccolte dieci mila firme, le ruspe furono fermate ed oggi, in quell’area, è in costruzione il Parco di Cellarulo.

 

Analogamente quando la Giunta Rastrelli  decise che in Campania i rifiuti andavano smaltiti con cinque inceneritori, uno per ogni provincia, le Associazioni Ambientaliste di Benevento diedero luogo ad un Comitato Popolare Contro l’Inceneritore per la Raccolta Differenziata che raccolse migliaia di firme. Allora ero consigliere provinciale di Rifondazione Comunista ed ho direttamente rappresentato in questa Istituzione le esigenze degli ambientalisti.

 

L’inceneritore a Ponte Valentino non è stato fatto e l’Amministrazione Provinciale ha redatto un proprio studio e piano di smaltimento dei rifiuti  fondato sulla raccolta differenziata e riciclaggio, elaborato da tecnici qualificati come Masi, De Paola e Pepe. Questo piano che non ha mai avuto attuazione resta ancora una base di partenza valida e attuale.

 

Finita la consiliatura è finita anche la mia esperienza politica perché non mi sono ricandidato, trovavo più vivo e più vero fare parte delle associazioni di volontari. In quel periodo ho re incontrato Nicola Matarazzo che mi ha illustrato le ultime iniziative di Slow Food. Era appena stata lanciata l’idea di costituire i presidi fondati su quei prodotti e attività che rischiavano di scomparire per colpa di una globalizzazione miope e massificante. Mi sono sembrate idee forti e dirompenti  che si andavano arricchendo con elaborazioni come “cibo buono pulito e giusto” che coniugavano  il piacere di conservare il gusto ed i profumi degli alimenti genuini con il rispetto dell’ambiente e del lavoro umano.

 

L’impegno è diventato sempre più intenso con l’assunzione della responsabilità all’interno di Slow Food e  l’assunzione di impegni per l’organizzazione, insieme ad altre Associazioni eco e solidali, della Rete Arcobaleno  con tutte le riflessioni e le iniziative  che si sono dipanate negli ultimi due anni. In particolare, dopo il successo del Gruppo di Acquisto Solidale, è in arrivo un Mercato della Terra che potrà offrire alla città di Benevento un servizio di qualità fondato su un rapporto diretto tra contadini produttori e cittadini co-produttori.

 


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