Condotta: Avellino

La Condotta opera nei comuni di Avellino, Atripalda, Aiello del Sabato, Contrada, Forino, Mercogliano, Ospedaletto d’Alpinolo e Summonte, zone ricche di prodotti tipici, di vini di alta qualità noti in tutto il mondo e dotate di buone strutture ricettive e per la ristorazione.

 

Il paesaggio è molto dolce, ricco di verde e sempre più frequentato da turisti sia campani che di diversa provenienza.

 

Il territorio è facilmente raggiungibile con le autostrade A1, A30 ed A16; si trova a 20 minuti d’auto da Salerno e dall’aeroporto di Napoli Capodichino.

 

Venite a trovarci e scriveteci, la Condotta AVELLINO, la sua Piccola Tavola e tutti i Soci saranno ben lieti di accogliervi e fornirvi consigli e suggerimenti.

 

Prodotti:

 

FIANO DI AVELLINO DOCG

 

Questa antica varietà del Sud-Italia ha avuto origine nell'area intorno a Lapio, un borgo situato sulle colline a est di Avellino. La struttura del vino che si ottiene lo rende adatto ad un considerevole invecchiamento e le uve sono adatte all'appassimento

 

Come molte varietà di vitigni che si caratterizzano per la qualità e per la bassa produttività, anche il Fiano stava per estinguersi. Fortunatamente per gli amanti del vino, alcuni lungimiranti produttori dotati di passione per la storia e per la cultura della vite, nei primi anni '70 intervennero per salvarlo. Ci sono diverse varietà di Fiano in Campania. La più nota è il Fiano di Avellino. Piccole quantità di Greco, di Coda di Volpe e di Trebbiano possono essere aggiunte per comporre questo bianco secco.

 

Il vitigno Fiano, da cui si ottiene questo superbo vino che nel 2003 ha ottenuto la Docg, è uno tra i vitigni autoctoni più antichi della regione e d’Italia dal momento che le sue origini si fanno risalire addirittura ai Fenici. L'area di produzione (che si estende a 26 comuni della provincia di Avellino) comprende il territorio storico del comune di Lapio (l'antica Apianum), dove i Greci piantarono il vitigno per la prima volta. L'etimologia di Apianum riporta alle api che, secondo la leggenda, erano e sono particolarmente attratte dalla dolcezza delle uve, dotate di un'alta percentuale di zuccheri. Il disciplinare di produzione prevede l'uso del monovitigno Fiano, con l'eventuale aggiunta di uve Greco, Coda di Volpe bianca e Trebbiano toscano. Dalle uve raccolte a novembre i produttori ricavano un vino dal colore più intenso e carico e dal sapore fruttato di nocciola tostata. È uno dei pochi vini bianchi idonei a un prolungato invecchiamento.

 

Il Fiano di Avellino Docg è un ottimo vino bianco da pasto.

Comprende i Comuni di: Atripalda, Avellino, Cesinali, Aiello del Sabato, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Parolise, San Potito Ultra, Candida, Manocalzati, Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, Sant'Angelo a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Lapio, Monteforte Irpino, Ospedaletto d'Alpinolo, San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino e Montefalcione, tutti in provincia di Avellino.

 

È ottenuto esclusivamente dal monovitigno Fiano a cui possono essere aggiunte le uve dei vitigni Greco, Coda di Volpe bianca e Trebbiano Toscano.

 

Il metodo di produzione del Fiano di Avellino è quello tipico dei bianchi. La vinificazione in bianco infatti mira all’immediata estrazione del succo dal frutto, in maniera che la fermentazione riguardi solo la parte liquida, ma ultimamente si stanno imponendo tecniche innovative di macerazione a freddo o pellicolare, allo scopo di far passare nel mosto le sostanze aromatiche primarie contenute nella buccia. Nella vinificazione in bianco sempre più frequentemente la pressatura è effettuata direttamente su uve intere, quando non precedentemente pigiate, per separare il mosto dalle parti solide, riducendo al minimo la lacerazione delle bucce. Alla pressatura segue l’allontanamento delle particelle in sospensione o fecce e la fermentazione del mosto pulito, a una temperatura di massimo 20°C. Si procede, quindi, ai travasi per il definitivo illimpidimento del vino, il quale è, a quel punto, pronto per l’imbottigliamento.

 

Ha un colore giallo paglierino; odore intenso, persistente, fruttato (sentori di nocciole tostate); sapore secco, caldo, abbastanza morbido, sapido, equilibrato, di corpo, con sensazione piacevole di nocciole tostate, per una gradazione minima di 11,5°C

 

La DOCG Fiano di Avellino è stata riconosciuta con decreto del 18.07.03 pubblicato sulla G.U. n.180 del 05.08.03. Il riconoscimento della DOCG ha revocato la Doc Fiano di Avellino riconosciuta con DPR del 27.04.1978 pubblicato sulla G.U. del 29.08.1978, successivamente modificato con DM del 30.11.1991 pubblicato sulla GU del 14.12.1991

 

Il Fiano di Avellino, dal colore giallo paglierino, si serve in tavola alla temperatura di 12 gradi d’estate e 14 gradi d’inverno in calici per vini bianchi di corpo, di media capacità a tulipano ampio. Il suo gusto secco e armonico è perfetto per assaporare piatti abbastanza strutturati: crostacei alla griglia, scampi salsati, polpo alla napoletana, primi piatti al sugo di pesce e verdure, pesci di mare pregiati al forno, filetti di rombo al vino con tartufo bianco, formaggi giovani. Si deve stappare entro due anni dalla vendemmia ma può essere vantaggiosamente conservato anche per 5-6 anni.

 

AGLIANICO

 

All'Aglianico viene spesso dato l'epiteto di "Barolo del Sud". La sua versatilità ne fa uno dei più importanti vitigni meridionali e dai suoi grappoli hanno origine vini di grande qualità: dai rosé vivaci, fruttati e di buona beva ai rossi ben strutturati, morbidi e longevi. La sua maggiore area di diffusione è rappresentata dalla Campania, dalla Basilicata, dalla Puglia e dal Molise. Con molta probabilità la varietà è stata portata in Italia dai coloni greci durante l'ottavo secolo a.C. e si ritiene che il termine Aglianico sia una variazione della parola Hellanico o Hellenico, successivamente mutato, come suggerisce il noto ampelografo Attilio Scienza, in Aglianico sotto la dominazione spagnola, che durò in quella parte dell'Italia del Sud dal secolo XV al secolo XVI. Infatti nella parlata iberica la doppia "l" si pronuncia "gl".

 

Un'altra ipotesi suggerisce invece che il nome derivi dal termine latino aglaia che significa splendore. Qualunque sia l'etimologia, il termine Aglianico fu usato per la prima volta in una lettera del1559, in cui Sante Lancerio, cantiniere del papa Paolo III, descrivendo i vini d'Italia al Cardinal Guido Ascanio Sforza, così si esprime sull'Aglianico: "Il vino Aglianico viene dal Regno di Napoli, dove si fa buon Greco". Andrea Bacci, medico di Paolo III, aveva anche lui una parola o due da aggiungere su questa varietà: "Viene preparato con uve piuttosto secche, reso vigoroso dal rovere e conservato in ottimi vasi. Risulta pertanto profumato e sapido: gradevole al gusto, piacevolissimo e stabile, di elevato potere nutritivo, corroborante per lo stomaco e le membra più che aperitivo…". 

 

L'AGLIANICO IN CAMPANIA

 

In questa regione il vino più noto a base di Aglianico è il Taurasi docg, la cui zona di produzione è incentrata intorno all'antica città di Taurasi, in provincia di Avellino. Questa città, originariamente chiamata Taurasia, era un centro per la produzione di vini molto prima che i Romani ne conquistassero il territorio nell'80 a.C. I vini della zona impressionarono a tal punto i Romani che vi trasferirono migliaia di coloni dalla Liguria per affidare alle loro cure le vigne. Oggi, in base al disciplinare di produzione, il Taurasi viene fatto con un minimo di 85% di Aglianico. Il vino che si ottiene ha una gradazione alcolica di 12° e necessita di tre anni d'invecchiamento. Quando la gradazione alcolica è di 12,5° e il vino è stato invecchiato almeno per quattro anni, con 18 mesi obbligatori nel legno, viene etichettato "riserva". La stessa varietà è pure presente nell'85-90% dei rossi campani della provincia di Benevento.

 

La zona del Taburno Rosso doc include 12 comuni di questa provincia. Le sue vigne sono impiantate ad una altitudine che varia dai 100 ai 600 metri sul livello del mare. Anche in questo caso il vino è fatto con un minimo dell'85% di Aglianico, a cui si possono aggiungere: Piedirosso, Sciascinoso (anche noto come Olivella Nera) e Sangiovese. Ha una gradazione alcolica minima di 11,5° e deve essere invecchiato per due anni prima di essere immesso sul mercato. Quando raggiunge i 12,5° ed è stato invecchiato per tre anni, il vino può essere etichettato "riserva".

 

La versione "rosé" invece deve essere bevuta giovane. Sempre in provincia di Benevento si trova la zona collinosa di produzione del Guardia Sanframondi (Guardiolo) Aglianico doc. Qui, le uve di Aglianico intervengono nella composizione del vino con un minimo del 90 % e la gradazione alcolica minima è di 11,5°. Quando la gradazione è di almeno 12,5° ed è stato invecchiato per due anni, può essere etichettato "riserva".

 

L'Aglianico, prodotto nella vasta zona di Solopaca, è una doc ottenuta per l'85% dall'omonimo vitigno e il vino viene invecchiato per un anno. L'Aglianico è pure presente come componente nel Solopaca Rosso e Rosato. Inoltre, sempre in provincia di Benevento abbiamo il Sant'Agata dei Goti Aglianico doc. Il vino viene fatto con un minimo di 90% di Aglianico e deve essere invecchiato almeno due anni prima di essere immesso sul mercato.

 

Quando ha passato un anno di più in bottiglia e ha una gradazione alcolica minima di 12,5°, può essere etichettato "riserva". La stessa varietà viene anche assemblata con il Piedirosso e piccole percentuali di altre varietà rosse per fare il Sant'Agata dei Goti Bianco doc. Sì, un vino bianco! L'uva usata per la sua produzione viene infatti vinificata senza la buccia.

 

Lo stesso assemblaggio di base viene usato anche per produrre un rosso e un rosé. Nella zona del Sannio l'Aglianico viene fatto nelle versioni secco, passito e spumante. I grappoli per il passito vengono lasciati ad essiccare nella vigna o raccolti per farli essiccare moderatamente su dei graticci. Questo vino dolce ha una gradazione alcolica minima di 14,5°. Anche la versione spumante tende ad essere dolce.

 

Nel nord della Campania, ai confini con il Lazio, l'Aglianico viene vinificato sia da solo che con piccole percentuali di Piedirosso per ottenere il più morbido ed elegante Falerno del Massico Rosso doc. Nascosta in un angolo del nord della Campania, tra il Lazio e il Molise, c'è poi la zona del Galluccio doc. Qui, l'Aglianico rappresenta almeno il 70% dei rossi e dei rosé della zona. Queste due zone di produzione si trovano entrambe in provincia di Caserta.

 

In provincia di Salerno si trova infine la vasta zona del Cilento al cui nome si ispira la doc dell'Aglianico locale. Il disciplinare di produzione prevede che il vino debba essere invecchiato per un anno. In zona le uve di questo vitigno sono una componente base per i i rossi e i rosé.

 

NOCCIOLA MORTARELLA CAMPANA

 

Descrizione:

Il frutto è una nucula di dimensione medio-piccola di forma subcilindrica, lateralmente compressa, con guscio medio-sottile, di colore marrone chiaro con lievi striature. La parte edule è rappresentata dal seme subovoideo, inferiormente un po' pianeggiante: con polpa di colore bianca-avorio, consistente, aromatica.

 

Area di produzione:

La mortarella è presente in tutte e cinque le provincie della Campania con una pevalenza in quella di Avellino che è in percentuale quella più importante per la coltivazione del nocciolo.

 

Epoca di produzione:

La nocciola Mortarella è una cultivar medio-precoce che matura fra la 2a e la 3a decade di

agosto.

 

Aspetti economici e di mercato:

La Campania è il maggiore produttore di nocciole a livello nazionale e la provincia di Avellino -dove la Mortarella è dominante- rappresenta la quota più rilevante. In generale la Mortadella è la cultivar più diffusa nella regione Campania con una incidenza sul totale del 30-35%. La Mortarella è utilizzata dall'industria alimentare per la preparazione di creme per pasticceria e gelateria.

 

Note particolari:

La mortarella è una cultivar rustica, produttiva, resistente al freddo e all'eriofide, mentre è alquanto sensibile al balanino, al coeliodes ed al cossus.

 

 

 

Punti Tesseramento:

 

Ristorante La Maschera

Rampa S. Modestino, 1 - 83100 Avellino


Ananas & Bananas

Corso Vittorio Emanuele, - 83100 Avellino


Articoli:

 

http://www.slowfoodcampania.com/icone_varie/_itemOrange_off_7x9.gif Con Slow Food Avellino alla scoperta del cioccolato


  edizione i sapori del maiale, festa e riti, 2ª edizione disfida del soffritto - sabato, 28 febbraio 2009 - Centro Caritas,  Frigento (av)


La condotta di avellino in visita alla biblioteca dell’abbazia di loreto - Mercogliano (Av)


La condotta di avellino in visita alla cantina d'antiche terre


La condotta di avellino in visita all'oleificio basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 condotte:  

Agro Nolano

Alta Irpinia

Alto Casertano

Avellino

Baronia e Valle Ufita

Benevento e Taburno

Camerota

Campi Flegrei

Caserta

Cilento

Costa del Vesuvio

Dei Picentini

Del Tammaro

Dell'Agro

Gelbison

Golfo di Policastro

Ischia

Napoli

Partenio Serinese Solofrana

Penisola Sorrentina

Salerno

Terminio Cervialto

Valle Caudina - Libero Masi

Valle Telesina

Vesuviana Interna

Volturno

 
 

Salone del Gusto

 
   
Componenti Piccola Tavola:

 

Lucio Napodano  avslow@gmail.com

Alessandra Piroli Segretaria e Tesoriere segreteria.avslow@gmail.com

Pasquale Caputo

Franco Festa Portavoce

Claudio Caprio - Responsabile Tesseramento

Gilda D’Apice - Responsabile Giovani

Antonio Carraturo- Responsabile Manifestazioni

John Radojevic - Rapporti con altre Condotte e Slow Food Italia

 

 
 

Sede:

Condotta AVELLINO

Via Rampa S. Modestino, 1

Cap 83100

Città AVELLINO

Tel. 0825 / 34832

Fax 0825 / 34832

avslow@gmail.com

 
   

 

 

 

torna alla pagina principale 

   

 

Website templatesBusiness directory UKYellow pages USWebsite design companyWeb design directoryWeb design directory AustraliaWeb design directory CanadaFree business web templates