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Prodotti:

vino Pallagrello bianco (area caiatina), in attesa di riconoscimento DOC


vino Pallagrello nero (area caiatina), in attesa di riconoscimento DOC


vino Casavecchia (area trebulana), in attesa di riconoscimento DOC


olio extravergine di oliva Caiazzana (area caiatina), in attesa di riconoscimento DOP


olio extravergine di oliva Corniola (Giano Vetusto, Bellona, Vitulazio)


maiale nero Casertana, in attesa di riconoscimento DOP


filetto e filettone di Vairano Patenora (carne suina)


salsiccia di polmone (intero territorio del Medio Volturno)


salsiccia sotto sugna (intero territorio del Medio Volturno)


caso conciato o conciato romano (presidio Slow Food a Castel di Sasso)


caso peruto (area caiatino-formicolana)

cacioforte di Statigliano (Roccaromana, Pietramelara)


oliva da mensa caiazzana (area caiatino-formicolana)


Particolarità:

Presidio Slow Food del conciato romano (o caso conciato) a Castel di Sasso presso l’azienda agricola “Le Campestre” di Liliana Lombardi


 
   

Condotta: Volturno

La Condotta Volturno è sorta con l’intento di accompagnare le imprese diretto-coltivatrici, che ancora caratterizzano l’economia dell’area e che mantengono un rapporto “sapiente” con la terra, nei processi innovativi che trovano nei “saperi” e nelle strategie della new economy una prospettiva di rilancio produttivo. In sostanza, si tratta di realizzare iniziative e attività in difesa della biodiversità nel settore agricolo, al fine di ricostruire un paniere di produzioni tipiche locali che siano anche espressione di un “mosaico” paesaggistico caratterizzato da tessere agrarie diversificate.

 

La Condotta abbraccia i territori dei comuni di:

Alvignano, Baia e Latina, Bellona, Caiazzo, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Dragoni, Formicola, Giano Vetusto,  Liberi, Limatola (BN), Piana di Monte Verna, Pietramelara, Pontelatone, Riardo, Roccaromana, Rocchetta e Croce e Ruviano.

 

Pur caratterizzata da una morfologia differenziata (basso montana, collinare e pianeggiante), l’area del Medio Volturno si presenta con una orografia e una maglia idrografica unitarie e trova nel fiume Volturno un elemento di sintesi che connota l’intero comprensorio sul piano ambientale, storico-insediativo ed economico.

 

L’uso del suolo agricolo è caratterizzato da differenti tipi di colture. Anche se in misura non predominante, il vigneto e l’uliveto coprono i rilievi del Monte Maggiore interessando principalmente l’area di Caiazzo, Ruviano, Castel Campagnano e Piana di Monte Verna fin verso i colli Tifatini. Il seminativo asciutto caratterizza soprattutto le valli di Pietramelara e Riardo, il Monte Maggiore nelle zone di Baia e Latina, Dragoni, Alvignano, Castel Campagnano e Ruviano.

 

Il seminativo arborato domina le pendici sud-orientali del Monte Maggiore, tra Alvignano, Caiazzo e Castel Campagnano, fino alla confluenza col fiume Calore, e a ridosso del versante capuano dei Tifatini e del Monte Maggiore (Bellona, Triflisco).

 

L’allevamento bovino, che ha contraddistinto buona parte del territorio del Medio Volturno, ha subito negli ultimi anni una forte contrazione a causa del processo di sanitarizzazione della produzione lattiero-casearia e delle concentrazioni industriali. Esso è stato sostituito solo parzialmente da quello ovi-caprino (sui rilievi del Monte Maggiore), suinicolo (Pontelatone, Castel di Sasso, Caiazzo, Ruviano e Castel Campagnano) e, soprattutto, bufalino.

 

Storicamente, il territorio del Medio Volturno nel VI secolo a.C. era presidiato dai Sanniti della tribù Caudina, con recinti fortificati a Castel Morrone, sul Monte S. Croce (Piana di Monte Verna), Monte Alifano (Caiazzo), Treglia (Pontelatone), Vairano e Pietravairano, in buona parte distrutti da Silla durante la guerra sociale tra il 91 e l’88 a.C.

 

Il processo di romanizzazione del Medio Volturno è effetto non solo delle tre guerre sannitiche (343-290 a.C.) ma anche di una politica di relazioni commerciali. Nel 334 a.C. i romani dedussero a Cales la prima colonia cui seguirono nel corso del IV  e III secolo Trebula, Caiatia e Cubulteria.

 

Nel corso del Medio Evo la città di Capua assurge al ruolo di capoluogo amministrativo di un vasto territorio e le città che al tempo dei romani erano importanti centri commerciali e amministrativi diventano sedi vescovili (Cales, Cubulteria e Caiatia). Le scorrerie saracene tra l’VIII e il IX secolo provocarono la distruzione di diversi centri romani come Capua, Cales e Cubulteria, e le popolazioni superstiti fondarono nuovi villaggi come Bellona, Dragoni, Alvignano, Calvi Risorta, Pietramelara, Vairano, Pietravairano, Ruviano e Castel Campagnano. Esigenze di sicurezze determinarono la necessità di dotare le città superstiti e i nuovi villaggi di fortificazioni, recinti, torri e castelli. I tracciati urbani antichi si adeguarono alle nuove esigenze difensive, perdendo in regolarità per uniformarsi alla morfologia dei siti. Anche i collegamenti viari di età romana subirono un forte ridimensionamento, che solo in età normanna tornano ad essere parzialmente ricostruiti. Con la dinastia sveva, e soprattutto con la politica territoriale intrapresa da Federico II, si assiste ad una riorganizzazione statale che ridimensiona il potere feudale e accresce quello della monarchia. Nei secoli successivi questo contrasto di poteri caratterizzerà tutto il Mezzogiorno fino all’eversione della feudalità nel 1806.

 

Con l’età borbonica il Medio Volturno - come del resto l’intero Mezzogiorno - conobbe un periodo di sensibile ripresa economica e culturale, dopo il lungo letargo vicereale spagnolo e austriaco.

 

Col nuovo monarca Carlo III si diede avvio alla costruzione della nuova Reggia a Caserta, così da stimolare un più equilibrato uso del territorio e una migliore distribuzione della popolazione che da secoli si concentrava soprattutto a Napoli. Con la creazione di una fastosa corte, i Borbone prestarono grande attenzione all’uso edonistico del territorio del Medio Volturno attraverso la realizzazione di reali cacce collegate fra loro e facilmente raggiungibili da Caserta attraverso il miglioramento della rete viaria. Tra queste riserve, le più frequentate furono le “reali fagianerie”, con una elegante palazzina vanvitelliana, a Piana di Monte Verna; la “reale caccia di Monte Grande”, a ridosso del Monte Maggiore, nei territori di Caiazzo, Castel di Sasso e Piana di Monte Verna; la “reale caccia della Spinosa”, che si estendeva nei territori di Alvignano e Ruviano; la “reale caccia di Selvanova”, nei territori di Caiazzo e Castel Campagnano. Anche la realizzazione a San Leucio dell’ambizioso progetto di una colonia di lavoro dedita alla lavorazione della seta influì sul paesaggio e sull’economia del Medio Volturno. I contadini della zona  presero ad allevare bachi da seta e a piantare alberi di gelso per la loro alimentazione.

 

La tradizione gastronomica del Medio Volturno è particolarmente ricca ed è costituita da prodotti di un’economia tipicamente pastorale e contadina. La Condotta Volturno, in proposito, si propone innanzitutto l’acquisizione di una più adeguata conoscenza delle tipicità agro-alimentari del territorio, ovvero di individuare quei prodotti che possono essere definiti “tipici”, di conoscere la loro situazione produttiva e di prendere consapevolezza di quelle che sono le loro potenzialità di sviluppo.


 

 

 

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