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La
condotta insiste su un territorio profondamente caratterizzato
dalla presenza del Monte Somma e del Vesuvio e dalla
sorprendente fertilità del terreno che, se si sposa alla penuria
di acqua, non può che strabiliare per i grandi risultati
produttivi, soprattutto dal punto di vista qualitativo.
Qualunque pianta che qui viene coltivata dà frutti di sapore e
serbevolezza senza pari. Pur sviluppandosi in un contesto
gravitazionale rispetto ad una metropoli qual è la città di
Napoli, nell’ambito del territorio vesuviano si riesce ad
individuare un’omogenea unità sociale, culturale, artistica e
geomorfologia.
All’interno del suo tessuto le singole realtà locali, sempre ben
individuate, sono legate tra loro da temi comuni: le valenze
ambientali, le presenze architettoniche, l’identità
socio-culturale, la conservazione del regime agricolo, la
produttività legata alle risorse della campagna. I pendii dei
monti accolgono singolari sistemi faunistici e floreali.
L’orografia collinare e pianeggiante che si sviluppa ai piedi
dei monti costituisce l’habitat per la giacitura di sistemi di
produttività agricola gravitanti intorno ai nuclei
urbano-architettonici delle masserie.
Queste
costituiscono l’antico nucleo sociale, culturale ed urbano che
in passato ha svolto il ruolo di diffusore della realtà locale.
Insieme ai centri storici delle città, le masserie rappresentano
la più grande risorsa architettonica del territorio e sono
l’embrione di una rete fisica di relazioni tra le diverse
comunità.
La presenza di
itinerari di scoperta, in particolare sul Monte Somma,
costituisce un elemento trainante per il turismo, integrato
dalla presenza di piccole realtà agricole, testimoni di un
singolare modus vivendi. (I territori dei comuni di
Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano,
Pollena Trocchia, S. Anastasia, S. Sebastiano al Vesuvio, Somma
Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Trecase e S. Giuseppe
Vesuviano fanno parte del Parco Nazionale del Vesuvio, istituito
nel 1995).
L’Agro
Acerrano-Nolano-Vesuviano è stato di volta in volta il “granaio”
di Napoli, la vigna dei reali, il frutteto del Regno o la
riserva di caccia di principi e regnanti. Un territorio
vastissimo che da quota 10 sul livello del mare dei confini
settentrionali arriva fino ai metri 1.150 di Punta del Nasone
sul Monte Somma.
L’agricoltura vesuviana presenta picchi di vera efficienza se
non di eccellenza, l’iniziativa privata e soprattutto la
tradizione millenaria riescono a sopperire ancora caparbiamente
alle contingenze negative.
I prodotti
che si possono principalmente collegare alla tradizione agricola
locale ed alla storia millenaria di questi luoghi sono il vino e
prima ancora l’olivo. Innumerevoli i rinvenimenti di macine da
olio di epoca romana sul Monte Somma, a testimonianza della
familiarità della coltura e della cultura dell’olivo presente su
tutte le balze. Probabilmente a cavallo dei secoli prima e dopo
Cristo l’olivo era presente sulle quote alte mentre la vite era
coltivata più in piano. Dal XIV secolo in poi quasi tutte le
masserie conservano ancora le mastodontiche celle vinarie e in
alcune sono ancora presenti i monumentali torchi per la
pigiatura.
Prodotti
caratteristici dell’area:
l’albicocca
pellecchiella: il massimo del prodotto in termini di qualità
totale si fa a Somma, o meglio sul Monte Somma. Quantità
discrete destinate al consumo fresco, per poche tavole
fortunate.
il carciofo di
Acerra “La Mammarella“: è senza spine e più piccola. Nel comune
di Acerra 35 ha sono destinati alla sua coltivazione per un
totale di 500 giornate lavorative annue. Ogni pianta produce per
tre/ quattro anni 22- 26 mammarelle. La foglia del carciofo è
tenerissima tanto da poterla gustare cruda. Ad Acerra e non
solo, però, è arrostita sulla “fornacella”. Condita con sale,
pepe, aglio, prezzemolo ed olio extravergine di oliva ha un
posto importante nel pranzo domenicale e festivo.
la castagna:
sul Monte Somma altro prodotto tradizionale di grande
remunerazione.
catalanesca:
vitigno a bacca bianca importato a Napoli dalla Catalogna da
Alfonso I d'Aragona nel 1450 e messo a dimora sulle pendici del
Monte Somma, è stato utilizzato per secoli come uva da tavola.
Oggi è anche un omonimo vino, dal profumo lungo e persistente,
presentato per la prima volta sui banchi di degustazione del
“Vinitaly” nel 2007 da sei produttori attivi nel territorio
vesuviano (in particolare sul versante nord del Monte Somma, tra
i comuni di Somma vesuviana, Sant’Anastasia e Pollena Trocchia).
Ciliegia Malizia e Del Monte: la keresin greca e cerasum latina,
dal frutto medio grosso, buccia rosso rubino e polpa rossa la
prima, buccia rosso giallo ambrato e polpa molto consistente
l’altra.
Kaki
napoletano: prodotto abbastanza diffuso nell’Agro; la regione
Campania ha iniziato gli studi preliminari per la stesura del
disciplinare di produzione.
Il Miele: gli
allevamenti sono ubicati alle pendici del Monte Somma, luogo
ricco di frutteti, castagneti, piante spontanee e fiori tra cui
le rare orchidee. I mieli di acacia, castagno, agrumi, eucalipto
e melata di bosco sono i più prelibati.
la Noce di
Sorrento: nel tipo malizia è un prodotto assai diffuso e
prelibato, usato per il consumo fresco e secco, nonché
protagonista del famoso Nocillo.
il Nocciolo:
nel Vallo di Lauro, nel Baianese e nel basso Vesuviano è
certamente il prodotto tradizionale più diffuso, facendo di
questa zona la più produttiva a livello regionale e nazionale.
Le cultivar
prodotte certamente lo consentono: la mortarella e la San
Giovanni. La mortarella è di origine sconosciuta, con albero di
medio – scarsa vigoria ed epoca di maturazione precoce. Il
frutto è di tipo allungato, medio piccolo lateralmente
compresso, guscio medio sottile, marrone chiaro, con lievi
striature di colore più intenso. E’ la cultivar più diffusa nel
Vallo ed in Campania, rustica, produttiva, resistente al freddo
e all’ Eriofide; i suoi frutti sono utilizzati dall’ industria
per la preparazione di creme per pasticceria e gelateria. La San
Giovanni è una cultivar di origine italiana con albero di
elevata vigoria ed epoca di maturazione precoce. Il frutto è di
tipo allungato, lievemente compresso lateralmente, guscio medio
sottile, marrone chiaro, striato, pubescente all’ apice. Buona
cultivar per la sua produttività e le caratteristiche
organolettiche dei frutti; preferisce zone a clima mite;
sensibile alle gelate tardive ed all’ Eriofide; scarsamente
pollonifera.
le Olive: i
trasformatori anastasiani hanno affinato l’arte di selezionare
le migliori olive siciliane e trasformarle in prelibate
pietanze.
gli Ortaggi:
scarole piane, finocchi, cavolfiori e friarielli della pianura
acerrana non temono il confronto gustativo con gli ortaggi
provenienti da altre zone d’Italia.
i Pomodorini al
piennolo: è una varietà di pomodoro vesuviana distinguibile dal
caratteristico “pizzo” della bacca. Viene raccolto quasi acerbo
dalla pianta e nelle caratteristiche “schiocche” viene
raggruppato con un filo di canapa in pezzi da tre-cinque kg per
essere conservato per l’inverno. Ogni pezzo viene appeso in un
luogo ombroso, asciutto e ventilato, per essere consumato in
particolari pietanze da ottobre in poi. Il pomodoro così perde
molta acqua e dà il meglio di sé come ingrediente della cucina
tipica stagionale vesuviana. La sua conservazione con metodi
assolutamente naturali, la coltivazione in particolari contesti
vulcanici sabbiosi in prevalente coltura asciutta, ne fanno un
prodotto di grande qualità. E’ un presidio Slow Food.
la Ricotta di
fuscella: deriva dall’antica tradizione di transumanza. Prodotta
con latte di pecora, ma oggi si usa anche il latte vaccino. La
ricotta è versata dal casaro in caratteristiche fuscelle di
vimini. Si ottiene un prodotto finissimo, con bassa percentuale
di grassi e di facile digestione; adatto a tutti: anziani,
bambini e persone a dieta.
lo Stoccafisso
e baccalà: pesce povero per alcuni, in questi luoghi acquista
l’aspetto della veste nobile, per esaltarsi in piatti pieni di
colori, odori, sapori e convivialità. Particolare importanza per
la gradevolezza del piatto assume l’ammollo - qui viene fuori
tutta la professionalità dei trasformatori sommesi che ne hanno
affinato l’arte.
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