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Prodotti:  

Albicocca pellecchiella, carciofo di Acerra “La mammarella“, castagne, catalanesca, Ciliegia Malizia e Del Monte, Kaki napoletano, Miele, Noce di Sorrento, Nocciolo, La mortadella, La San Giovanni, le Olive, Pomodorini al piennolo, la Ricotta di fuscella, lo Stoccafisso e baccalà.

Gli Ortaggi: scarole piane, finocchi, cavolfiori e friarielli della pianura Acerrana

 

 
Particolarità:  

Somma Vesuviana

Festa delle Lucerne: si tiene ogni quattro anni nell’antico rione Casamale, ancora circondato dalla mura aragonesi.

Palio di Somma Vesuviana, si tiene ogni anno  tra la prima e la seconda settimana di settembre (dal venerdì alla domenica)

S. Anastasia

Festa della Madonna dell'Arco - lunedì dell'Angelo (in albis).

Fiera del Sole (autunno) con stand dedicati alle attività economiche di Sant'Anastasia e paesi vicini.

Sagra dell'albicocca (giugno), con stand dedicati alle albicocche e ad altre primizie dell'agricoltura vesuviana.

Pomigliano d’Arco: Università del Vino

Pomigliano Jazz Festival (luglio), evento jazz di respiro internazionale

 

 
   

Condotta: Vesuviana interna

La condotta insiste su un territorio profondamente caratterizzato dalla presenza del Monte Somma e del Vesuvio e dalla sorprendente fertilità del terreno che, se si sposa alla penuria di acqua, non può che strabiliare per i grandi risultati produttivi, soprattutto dal punto di vista qualitativo. Qualunque pianta che qui viene coltivata dà frutti di sapore e serbevolezza senza pari. Pur sviluppandosi in un contesto gravitazionale rispetto ad una metropoli qual è la città di Napoli, nell’ambito del territorio vesuviano si riesce ad individuare un’omogenea unità sociale, culturale, artistica e geomorfologia.

 

All’interno del suo tessuto le singole realtà locali, sempre ben individuate, sono legate tra loro da temi comuni: le valenze ambientali, le presenze architettoniche, l’identità socio-culturale, la conservazione del regime agricolo, la produttività legata alle risorse della campagna. I pendii dei monti accolgono singolari sistemi faunistici e floreali. L’orografia collinare e pianeggiante che si sviluppa ai piedi dei monti costituisce l’habitat per la giacitura di sistemi di produttività agricola gravitanti intorno ai nuclei urbano-architettonici delle masserie.

 

Queste costituiscono l’antico nucleo sociale, culturale ed urbano che in passato ha svolto il ruolo di diffusore della realtà locale. Insieme ai centri storici delle città, le masserie rappresentano la più grande risorsa architettonica del territorio e sono l’embrione di una rete fisica di relazioni tra le diverse comunità.

 

La presenza di itinerari di scoperta, in particolare sul Monte Somma, costituisce un elemento trainante per il turismo, integrato dalla presenza di piccole realtà agricole, testimoni di un singolare modus vivendi. (I territori dei comuni  di Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, S. Anastasia, S. Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Trecase e S. Giuseppe Vesuviano fanno parte del Parco Nazionale del Vesuvio, istituito nel 1995).

 

L’Agro Acerrano-Nolano-Vesuviano è stato di volta in volta il “granaio” di Napoli, la vigna dei reali, il frutteto del Regno o la riserva di caccia di principi e regnanti. Un territorio vastissimo che da quota 10 sul livello del mare dei confini settentrionali arriva fino ai metri 1.150 di Punta del Nasone sul Monte Somma.

 

L’agricoltura vesuviana presenta picchi di vera efficienza se non di eccellenza, l’iniziativa privata e soprattutto la tradizione millenaria riescono a sopperire ancora caparbiamente alle contingenze negative.

 

I prodotti che si possono principalmente collegare alla tradizione agricola locale ed alla storia millenaria di questi luoghi sono il vino e prima ancora l’olivo. Innumerevoli i rinvenimenti di macine da olio di epoca romana sul Monte Somma, a testimonianza della familiarità della coltura e della cultura dell’olivo presente su tutte le balze. Probabilmente a cavallo dei secoli prima e dopo Cristo l’olivo era presente sulle quote alte mentre la vite era coltivata più in piano. Dal XIV secolo in poi quasi tutte le masserie conservano ancora le mastodontiche celle vinarie e in alcune sono ancora presenti i monumentali torchi per la pigiatura.

 

Prodotti caratteristici dell’area:

l’albicocca pellecchiella: il massimo del prodotto in termini di qualità totale si fa a Somma, o meglio sul Monte Somma. Quantità discrete destinate al consumo fresco, per poche tavole fortunate.

il carciofo di Acerra “La Mammarella“: è senza spine e più piccola. Nel comune di Acerra 35 ha sono destinati alla sua coltivazione per un totale di 500 giornate lavorative annue. Ogni pianta produce per tre/ quattro anni 22- 26 mammarelle. La foglia del carciofo è tenerissima tanto da poterla gustare cruda. Ad Acerra e non solo, però, è arrostita sulla “fornacella”. Condita con sale, pepe, aglio, prezzemolo ed olio extravergine di oliva  ha un posto importante nel pranzo domenicale e festivo.

 

la castagna:  sul Monte Somma altro prodotto tradizionale di grande remunerazione.

catalanesca: vitigno a bacca bianca importato a Napoli dalla Catalogna da Alfonso I d'Aragona nel 1450 e messo a dimora sulle pendici del Monte Somma, è stato utilizzato per secoli come uva da tavola. Oggi è anche un omonimo vino, dal profumo lungo e persistente, presentato per la prima volta sui banchi di degustazione del “Vinitaly” nel 2007 da sei produttori attivi nel territorio vesuviano (in particolare sul versante nord del Monte Somma, tra i comuni di Somma vesuviana, Sant’Anastasia e Pollena Trocchia).


Ciliegia Malizia e Del Monte: la keresin greca e cerasum latina, dal frutto medio grosso, buccia rosso rubino e polpa rossa la prima, buccia rosso giallo ambrato e polpa molto consistente l’altra.

 

Kaki napoletano: prodotto abbastanza diffuso nell’Agro; la regione Campania ha iniziato gli studi preliminari per la stesura del disciplinare di produzione.

 

Il Miele: gli allevamenti sono ubicati alle pendici del Monte Somma, luogo ricco di frutteti, castagneti, piante spontanee e fiori  tra cui le rare orchidee. I mieli di acacia, castagno, agrumi, eucalipto e melata di bosco sono i più prelibati.

 

la Noce di Sorrento: nel tipo malizia è un prodotto assai diffuso e prelibato, usato per il consumo fresco e secco, nonché protagonista del famoso Nocillo

 

il Nocciolo: nel Vallo di Lauro, nel Baianese e nel basso Vesuviano è certamente il prodotto tradizionale più diffuso, facendo di questa zona  la più produttiva a livello regionale e nazionale. 

 

Le cultivar prodotte certamente lo consentono: la mortarella e la San Giovanni. La  mortarella è di origine sconosciuta, con albero di medio – scarsa vigoria ed epoca di maturazione precoce. Il frutto è di tipo allungato, medio piccolo lateralmente compresso, guscio medio sottile, marrone chiaro, con lievi striature di colore più intenso. E’ la cultivar più diffusa nel Vallo ed in Campania, rustica, produttiva, resistente al freddo e all’ Eriofide; i suoi frutti sono utilizzati dall’ industria per la preparazione di creme per pasticceria e gelateria. La San Giovanni  è una cultivar di origine italiana con albero di elevata vigoria ed epoca di maturazione precoce. Il frutto è di tipo allungato, lievemente compresso lateralmente, guscio medio sottile, marrone chiaro, striato, pubescente all’ apice. Buona cultivar per la sua produttività e le caratteristiche organolettiche dei frutti; preferisce zone a clima mite; sensibile alle gelate tardive ed all’ Eriofide; scarsamente pollonifera.

 

le Olive: i trasformatori anastasiani hanno affinato l’arte di selezionare le migliori olive siciliane e trasformarle in prelibate pietanze. 

 

gli Ortaggi: scarole piane, finocchi, cavolfiori e friarielli della pianura acerrana non temono il confronto gustativo con gli ortaggi provenienti da altre zone d’Italia. 

 

i Pomodorini al piennolo: è una varietà di pomodoro vesuviana distinguibile dal caratteristico “pizzo” della bacca. Viene raccolto quasi acerbo dalla pianta e nelle caratteristiche “schiocche” viene raggruppato con un filo di canapa in pezzi da tre-cinque kg per essere conservato per l’inverno. Ogni pezzo viene appeso in un luogo ombroso, asciutto e ventilato, per essere consumato in particolari pietanze da ottobre in poi. Il pomodoro così perde molta acqua e dà il meglio di sé come ingrediente della cucina tipica stagionale vesuviana. La sua conservazione con metodi assolutamente naturali, la coltivazione in particolari contesti vulcanici sabbiosi in prevalente coltura asciutta, ne fanno un prodotto di grande qualità. E’ un presidio Slow Food.

 

la Ricotta di fuscella: deriva dall’antica tradizione di transumanza. Prodotta con latte di pecora, ma oggi si usa anche il latte vaccino. La ricotta è versata dal casaro in caratteristiche fuscelle di vimini. Si ottiene un prodotto finissimo, con bassa percentuale di grassi e di facile digestione; adatto a tutti: anziani, bambini e persone a dieta.

 

lo Stoccafisso e baccalà: pesce povero per alcuni, in questi luoghi acquista l’aspetto della veste nobile, per esaltarsi in piatti pieni di colori, odori, sapori e convivialità. Particolare importanza per la gradevolezza del piatto assume l’ammollo - qui viene fuori tutta la professionalità dei trasformatori sommesi che ne hanno affinato l’arte.

 

 

 

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