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Non sembra
opportuna, data la complessità storica, geografica e culturale
del territorio urbano, una sua descrizione sintetica che si
rivelerebbe inevitabilmente semplicistica.
Preferisco, dunque, rimarcare il senso della presenza della
nostra associazione in città, nel preservare, difendere,
valorizzare e sviluppare un approccio alimentare, quasi
connaturato alla identità partenopea, con la filosofia “slow”in
senso lato, in posizione centrale.
Se, per
dirla con Pasolini: “Napoli è ancora l’ultima metropoli plebea,
l’ultimo grande villaggio (E per di più con tradizioni culturali
non strettamente italiane)..” il compito della nostra presenza
sul territorio, può a mio avviso identificarsi con la ricerca e
la promozione delle energie e potenzialità cittadine, secondo
un percorso che segua di pari passo l’evoluzione della “mission”
e motivazioni slowfood, con le vicende,non solo alimentari,
della città.
L’approccio eco-gastronomico o di gastronomia sostenibile appare
allora tanto più necessario ed opportuno in questa fase storica,
nella quale l’onda mediatica focalizza l’attenzione su elementi
negativi, generalizzandone arbitrariamente l’estensione.
Senza
falsa modestia riteniamo che Napoli, allora, possa rappresentare
per il movimento Slowfood,un terreno privilegiato di
applicazione e verifica dei propri progetti ed obiettivi.
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