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Ebbene si!
Ischia, la più estesa e popolata delle isole nel Golfo di
Napoli, famosa per il mare e le terme, ha un’anima
prevalentemente agricola. Qui si è, infatti, sempre prodotto
grano per autoconsumo e, grazie ad esso, è fiorito anche
l’artigianato con la realizzazione di steli intrecciati detti
cordoni.
La
condotta Ischia e Procida nasce nel 2000 in seguito ad un
incontro quasi profetico con Carlin Petrini. Grazie alle sue
parole è, infatti, nata la volontà di trovare una via per
reagire alla confusione del mondo agricolo ischitano, fiore
all’occhiello dell’isola fino a non molti anni prima. Slow Food
ha rappresentato, da allora, la strada per mettere ordine.
Sin
dall’inizio, l’attenzione è stata rivolta alla storia
dell’agricoltura insulare, alla ricerca dei piccoli artigiani
della terra ancora sparsi sul territorio. Ruolo importante ha
rivestito il recupero dell’antico allevamento rimanente del
coniglio da fossa. Nel 2001, il coniglio da Fossa è diventato
Presidio Slow Food. Di lì in poi, i soci della condotta si sono
dedicati ad interviste a storici allevatori e coltivatori che
hanno portato, successivamente, alla scoperta e alla
valorizzazione di altri prodotti, tra cui i fagioli zampognari e
quelli tabacchini per indicarne solo alcuni tra i più noti.
La
strategia della condotta si è tramutata, in sostanza, nella
divulgazione del territorio attraverso i sapori. Per diffondere
ai più le storie delle isole sono stati, così, attivati
gemellaggi con condotte italiane e convivium stranieri (Belluno,
Castefranco,Valle Caudina “Libero Masi”; Alberobello, Fossano,
Campi Flegrei, Roero, Londra, Olanda, Aberdeen, New York,
Vancouver, Sidney, Israele). Nello spirito di “co-produttori” e
non di consumatori, sono, poi, nate le “disfide”, incontri
giocosi con esperti e produttori per discutere di argomenti
controversi. Si è messa in atto, insomma, una sorta di
“fisioterapia del palato” studiato e investigato a mo’ di arto,
al pari di braccia e gambe. Tra le attività proposte, numerose
sono state nel tempo quelle per le scuole elementari e
l’istituto alberghiero, come il percorso alla riscoperta dei
sensi o il calendario di eventi sui temi dell’educazione
ambientale e del gusto. Ogni anno, poi, grazie a Slow Food, nel
mese di Maggio, i diversi territori dell’isola si incontrano per
raccontarsi attraverso i prodotti e i loro protagonisti. Il
progetto “Braccia all’Agricoltura” ha coinvolto, invece, soci di
altre condotte, arrivati sull’isola d’Ischia per catapultarsi in
due giorni di lavoro agricolo, con la possibilità di scegliere
tra il periodo della vendemmia o quello della lavorazione del
fagiolo zampognaro. Di prossima attivazione sarà, infine,
l’iniziativa del “Pranzo della Domenica”, in cui si darà
l’opportunità di vivere la tradizione del pranzo del giorno di
festa nelle case di chi è ancora custode dell’allevamento del
coniglio da fossa.
La
Condotta Ischia e Procida è dedicata a “Filippo di Costanzo”, un
testimone della vocazione agricola dell’isola dedito al lavoro
della terra con tutte le sue forze. Filippo, detto ‘O trattore
per la sua prestanza fisica, è venuto a mancare molto giovane in
una calda giornata di Agosto, dopo avere portato a termine la
consegna quotidiana del pane. Era un vero maestro
nell’allevamento del maiale, nella norcineria, nonché
espertissimo panettiere.
Dicevamo:
vocazione agricola. Sì, perché la cucina di mare si è affermata
ad Ischia solo negli ultimi vent’anni, di pari passo con lo
sviluppo del turismo di massa mentre, storicamente, lo sviluppo
economico dell’isola era stato segnato quasi esclusivamente
dall’agricoltura e dall’allevamento degli animali per il consumo
diretto delle famiglie. Uno degli allevamenti più importanti è
stato sempre rappresentato dal coniglio in fosse, utilizzato
come piatto tradizionale almeno sin dal Cinquecento. Le prime
tracce della presenza di conigli selvatici sull’isola d’Ischia
si ritrovano infatti già nell’epoca romana e, nell’arco di
duemila anni, la caccia al coniglio selvatico non si è mai
interrotta. Sulla spinta della diffusissima tradizione venatoria
locale questi animali sono stati liberati nei boschi ischitani
in epoca aragonese, borbonica ed ancora qualche decennio fa,
come hanno stabilito alcune ricerche del giornalista Ciro
Cenatiempo, grazie alle quali è stato dimostrato come
l’allevamento del coniglio domestico (nelle tipiche fosse
scavate nel tufo e nelle gabbie) si sia diffuso parallelamente
ed abbia assunto una forte rilevanza a partire dal 1500.
Una
tradizione vuole che quando il fidanzato si presentasse a casa
della fidanzata per chiedere la sua mano, poteva essere certo
che la richiesta fosse accettata dai familiari solo se il futuro
suocero decideva di offrirgli un coniglio.
Il motivo
del suo successo come piatto tradizionale ad Ischia e in altre
isole del Mediterraneo lo si deve al fatto che il coniglio ha un
periodo di accrescimento abbastanza veloce, tra i tre ed i
quattro mesi. Per quanto riguarda le particolarità
dell’allevamento in fosse, va sottolineato che la sua origine
può essere attribuita anche alla necessità di avere terra nuova
per i terreni attraverso lo scavo di buche profonde per
migliorare la struttura e la resa del terreno coltivato.
Ovviamente, come vuole la “legge non scritta” dei contadini,
nulla si spreca: la buca fatta doveva essere sfruttata in
qualche modo! Il coniglio rappresenta per molte coltivazioni una
calamità, mentre la fossa è un metodo fantastico per limitare i
danni del coniglio senza forzare la sua natura di scavatore. Il
Presidio del Coniglio da fossa, presentato a Castel dell’Ovo in
un’assolata giornata dell’inverno 2001, è sostenuto sull’isola
da un’associazione di agricoltori e tecnici chiamata GREEN
GROUND - IL TERRENO VERDE ed ha rappresentato il simbolo del
recupero dell’identità dell’isola d’Ischia.
L’uso
della fossa è diffuso sull’intero territorio ischitano. Le fosse
sono buche profonde da uno a quattro metri, rivestite dalle
parracine (muri a secco tipici dell’isola d’Ischia) tranne che
in due punti alla base del fosso nel versante a monte dove
vengono iniziati due fori guida: i /folch’/. È in questi punti
che il coniglio inizierà a scavare i cunicoli che saranno la sua
casa. All’interno dei cunicoli, i conigli si accoppiano, le
mamme allattano i piccoli, i quali escono dai cunicoli solo dopo
lo svezzamento, ossia dopo circa un mese. Una delle operazioni
di fondamentale importanza dell’allevamento è la preparazione
del cibo: i contadini tagliano erbe spontanee varie che vanno
dai /‘palier’/ (graminacee spontanee), la ginestra, /‘o nuatl’/
(miscela di foglie di vite e fichi), ‘a fasolara (leguminosa
selvatica); i rami da frutto, paglia di fagioli zampognari.
Importantissimo è che l’erba sia perfettamente asciutta.
Il cibo
viene gettato dall’uomo sul fondo del fosso e il coniglio esce
per mangiare quando ne ha voglia. Essendo un animale molto
abitudinario seppur allo stato selvatico, il coniglio non ha
paura della persona che tutti i giorni gli porta da mangiare, ma
teme rumori sinistri a lui sconosciuti e la presenza di persone
estranee. Per la cattura veniva, pertanto, posizionato, il
tauliedd, una semplice tavola di legno, cui veniva ancorata una
fune mediante un chiodo, il quale passava dietro un altro chiodo
fissato ad un muro dove si nascondeva un uomo che stringeva la
fune, la quale, una volta tirata, si chiudeva a mo’ di
ghigliottina.
Il
coniglio viene degustato soffritto nella sartana di rame con
aglio intero, vino bianco, pomodorini e spezie, quali timo,
maggiorana, piperna o anche origano, basilico e prezzemolo.
È tuttora
presente una gerarchia circa la suddivisione dei pezzi: la
coscia posteriore (il boccone più importante) veniva dato a
colui che lavorava di più per sostenere la famiglia; la schiena
ai lavoratori dei campi; le cosce anteriori, le meno importanti,
ai bambini e alle donne.
Da un
convegno tenuto nel 2002 sull’Isola e presieduto dal prof.
Corrado Barberis, Presidente INSOR (Istituto Nazionale di
Sociologia Rurale), il coniglio è entrato anche a far parte
della letteratura con una poesia: "Non più paesaggi/senza
formaggi/né panorami/senza salami/sfoglia cultura/con la
verdura./Olio e bruschetta/la storia è a fette/E di puttana
rimanga figlio/chi non divora fossa e coniglio."
Un altro
prodotto storico della condotta, inserito nell’arca del gusto, è
il fagiolo zampognaro. Si trattava, fino a qualche anno fa, di
una biodiversità in estinzione, a causa della grande attenzione
di cui necessita e nella coltivazione e nel consumo. Questa
varietà si coltiva principalmente nella zona Est dell'Isola
d'Ischia tra Piano Liguori e Campagnano, nella quale i sei
produttori custodi della specie ne producono in media due
quintali l’anno. La condotta, in collaborazione con Green Ground
si sta battendo per evitare l’estinzione di ciò che rappresenta
una forte identità contadina. Saporiti come non mai, i fagioli
zampognari hanno la particolarità di rimanere molto croccanti
anche dopo diverse ore di cottura e devono essere conditi solo
con un filo d’olio a crudo. Dal punto di vista nutrizionale, il
loro apporto proteico è maggiore rispetto ad altre varietà e
sono, inoltre, più ricchi di ferro. L'etimologia non è certa, ma
si potrebbe ipotizzare ad una assonanza visiva tra la pianta
alla canna che funge da tutore ed il modo che gli zampognari
hanno di legare le caloscie o ancora alla forma che il fagiolo
assume quando si gonfia. Diversamente, un’altra ipotesi vuole
che il nome derivi dal fatto che essi si mangiano secchi durante
il periodo di Natale. La semina avviene a metà Marzo con la luna
calante, mentre il tempo del raccolto è in estate inoltrata. Il
Gussone, botanico della Corte Borbonica, li segnala nella sua
raccolta sulla flora dell’isola d’Ischia.
La
Condotta ha, infine, deciso di adottare la minestra Salvagioia,
esempio di saggia cultura contadina. Il segreto di tanta bontà è
racchiuso in un misto di erbe selvatiche dai nomi apparentemente
sconosciuti, come ’o Papagn’, ’a cinagular’, ‘a borrace, tunz’ e
paparastiell’. In verità, quando Mercede, una “giovinetta” di 86
anni, la prepara, si rifornisce dal suo fruttivendolo di
fiducia: la natura. Una natura che si lega indissolubilmente al
cibo e alla nostra identità e chiede di essere salvaguardata.
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